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Case popolari, cambia la legge regionale: ecco le novità

Modificato il sistema di assegnazione, meno oneri per costruire nuovi alloggi popolari, introdotto il "mix sociale", limitazioni alla dismissione del patrimonio immobiliare

Cambia la legge sulle case popolari in Lombardia

La nuova legge regionale sulla casa è realtà. L'ha approvata, martedì 28 giugno, il consiglio regionale. Una delle novità più importanti è che l'assegnazione dell'alloggio popolare non sarà "per sempre". I requisiti verranno valutati periodicamente e se un assegnatario non ha più diritto all'alloggio, dovrà lasciarlo. A livello di procedura, i comuni non saranno più semplici "gestori amministrativi" delle graduatorie ma - come li ha definiti l'assessore alla casa Fabrizio Sala - «programmatori dell'offerta abitativa sul territorio». Una nuova piattaforma informatica, messa a disposizione dalla regione, consentirà a chi aspira all'alloggio a sceglierlo tra quelli disponibili e (alle Aler e ai comuni) a velocizzare l'assegnazione.

Non vi saranno più assegnazioni in deroga alle graduatorie per le categorie particolarmente deboli, come i nuclei che hanno subìto uno sfratto per morosità incolpevole. La deroga alle graduatorie aveva destato molte polemiche tra la regione e il comune di Milano: quest'ultimo, di anno in anno, chiedeva al Pirellone di aumentare gli alloggi in deroga dal 25 al 50% delle assegnazioni totali annuali, ricevendo sempre un "no", con tanto di ricorsi al Tar. D'ora in poi, una quota di alloggi disponibili sarà preliminarmente destinata a questo genere di situazioni emergenziali.

Sempre sul fronte delle assegnazioni, viene introdotto il principio del "mix sociale": si favorirà la presenza, nello stesso immobile, di categorie diversificate. Quindi anziani e nuove famiglie, disabili e forze dell'ordine insieme per promuovere una integrazione sociale spontanea che, grazie anche alla naturale solidarietà che scaturisce (o dovrebbe scaturire) dal rapporto di vicinato, aiuti le categorie più deboli.

Uno degli obiettivi della legge era quello di aumentare gli alloggi popolari a disposizione. Da una parte viene introdotta la possibilità di assegnare alloggi nello stato di fatto in cui si trovano, decurtando eventuali spese di ristrutturazione sostenute dall'inquilino dal canone di locazione. Finora questo non era possibile (se non in via sperimentale e per poche unità), col risultato (soprattutto nella città di Milano) di numerosi alloggi sfitti e non immediatamente assegnabili. Dall'altra parte si "apre" ai privati (e al privato sociale), che potranno fornire alloggi al sistema di edilizia pubblica. I privati dovranno essere accreditati dalla regione e ciò, almeno nelle intenzioni, garantirà una qualità più elevata del servizio.

Criteri più restrittivi, però, per vedersi assegnato un alloggio. Ora non basta più essere residenti o lavoratori in regione da almeno cinque anni (salta quindi l'iniziale proposta della Lega Nord e di Riccardo De Corato di innalzare a dieci anni questo requisito), ma occorre anche risiedere da tempo nel comune nel quale si chiede l'alloggio. E a parità di punteggio vincerà chi risiede in Lombardia da più tempo.

Sarà anche più facile realizzare nuovi alloggi popolari. La legge prevede ora l'azzeramento del contributo sul costo di costruzione. Non saranno nemmeno dovuti gli oneri di urbanizzazione per le nuove costruzioni e le manutenzioni straordinarie.

I comuni e le Aler non potranno, ora, vendere sul mercato più del 5% del proprio patrimonio residenziale pubblico: e i ricavi dovranno essere reinvestiti nella manutenzione e nel recupero degli immobili esistenti. Nuove regole dovrebbero limitare e colpire meglio, almeno nelle intenzioni, la piaga delle occupazioni abusive: i sindaci, per esempio, saranno sollecitati a cancellare la residenza e distaccare le utenze per chi occupa abusivamente. Inoltre sarà finanziata, con oltre tre milioni e mezzo di euro, la videosorveglianza nelle case Aler. 

Viene previsto un contributo di solidarietà di 55 milioni di euro in tre anni (2016-2018) per i nuclei in condizione di povertà assoluta o di temporanea difficoltà economica che risiedono in alloggi sociali. Il contributo coprirà le spese per il canone di locazione e per i servizi.

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