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Lunedì, 6 Dicembre 2021
Politica

Centri sociali occupano sede Pd: "Prendete posizione sulle case occupate"

Dopo qualche ora il comunicato ufficiale del partito: "Non accettiamo ricatti"

Occupata la sede del Partito democratico bergamasco dai centri sociali che contestavano le nuove politiche sulla casa: gli sgomberi degli alloggi occupati abusivamente ma anche il contestatissimo articolo 5 del Piano Casa del ministro Maurizio Lupi, che prevede che "chiunque occupa abusivamente un immobile senza titolo non può chiedere la residenza né l’allacciamento a pubblici servizi in relazione all’immobile medesimo e gli atti emessi in violazione di tale divieto sono nulli a tutti gli effetti di legge".

Una ragazza è entrata facendo finta di volersi iscrivere. Poi ha aperto la porta e sono entrati circa trenta manifestanti, che hanno chiesto un colloquio con il segretario provinciale Gabriele Riva o con il vice Pasquale Gandolfi.

L'occupazione è avvenuta alle dieci e mezza di venerdì mattina. Sono intervenuti gli agenti della Digos. I giovani hanno chiesto al Pd bergamasco di esprimersi ufficialmente sull'argomento, cosa che è poi avvenuta nel pomeriggio attraverso un comunicato di Riva, che per prima cosa ha stigmatizzato l'atto: "La discussione politica non ha bisogno di gesti intimidatori, quindi la mia risposta non è dettata, in modo ricattatorio, da quel gesto, ma dalla trasparenza delle nostre posizioni", ha scritto.

Riva ha poi ribadito la difesa del Piano Casa, evidenziando che è stato finanziato (con un miliardo di euro aggiunto ai 200 milioni del governo Letta) lo sviluppo dell'edilizia sociale, è stato raddoppiato il fondo per la morosità incolpevole (creato da Letta con 100 milioni e ora portato a 200), è stato creato un fondo di 200 milioni per il sostegno degli affitti e sono stati stanziati 500 milioni per rendere abitabili appartamenti ora inservibili.

Difeso da Riva anche l'articolo 5 del Piano Casa, che secondo i detrattori - impedendo la richiesta di residenza - va contro la Costituzione, poiché la residenza è uno stato di fatto che l'ufficiale anagrafico deve soltanto constatare (la dimora abituale) ed è l'unico accesso a determinati diritti come il diritto all'elettorato passivo (votare), allo studio (frequentare le scuole), alla salute (ottenere un medico di famiglia). Ma "non avere la residenza - ha replicato Riva nel comunicato - non inficia la garanzia dell'assistenza sanitaria e dell'accesso scolastico ai minori". E inoltre "l'articolo 5 di fatto prova ad arginare l'occupazione abusiva: deve valere un primo principio di base, il principio della legalità".

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