La senatrice a vita Liliana Segre scelta come Gran Paladino della Memoria 2019

Il premio le verrà consegnato a Palazzo Marino

Liliana Segre in Senato (foto Ansa/Alessandro Di Meo)

E' la senatrice a vita Liliana Segre, 89 anni, il Gran Paladino della Memoria 2019: il premio le verrà consegnato in Sala Alessi a Palazzo Marino martedì 5 novembre alle 17. Lo ha reso noto l'associazione nazionale Voloire, che riunisce chi ha prestato servizio nelle batterie a cavallo.

Secondo una nota diffusa dall'associazione, la Segre «rappresenta un messaggio di vita e di speranza alle giovani generazioni contro il fanatismo e l'odio». Un riconoscimento, quello alla Segre, che arriva pochi giorni dopo le polemiche in Senato per l'astensione dei partiti di centrodestra alla proposta (della senatrice a vita) d'istituire una speciale commissione di contrasto all'antisemitismo, all'odio razziale e all'intolleranza; e per il fatto che, approvata la commissione, i senatori di centrodestra sono rimasti seduti senza applaudirla.

Nominata senatrice a vita nel mese di gennaio del 2018, la Segre aveva fatto la sua prima apparizione in Senato il 23 marzo di quell'anno, alla prima seduta post-elettorale del Parlamento. Quella volta le cose erano andate decisamente meglio: l'avevano accolta tutti i senatori, dal primo all'ultimo, con una toccante standing ovation.

Chi è Liliana Segre

Liliana Segre è nata a Milano il 10 settembre 1930 da Alberto Segre e Lucia Foligno. Persa la madre in tenera età, quando non aveva ancora compiuto un anno, ha vissuto con il padre e i nonni paterni. Rimase vittima delle leggi razziali del fascismo all'età di 8 anni: nel settembre del 1938 fu costretta ad abbandonare la scuola elementare.

Cercò con il padre e a due cugini di scappare in Svizzera con l'aiuto di alcuni contrabbandieri ma venne catturata dai gendarmi del Canton Ticino e rispedita in Italia dove venne arrestata e trasferita, dapprima a San Vittore, poi il 30 gennaio 1944 deportata con il padre in Germania verso il campo di concentramento di Birkenau-Auschwitz, dove venne internata nella sezione femminile. Liliana non rivedrà mai più il padre, e anche i suoi nonni paterni furono uccisi il giorno stesso del loro arrivo ad Auschwitz il 30 giugno dello stesso anno.

Ad Auschwitz le venne imposto e tatuato sull'avambraccio il numero di matricola 75190 e durante la sua permanenza nel capo di concentramento fu impiegata nei lavori forzati nella fabbrica di munizioni 'Union', di proprieta' della Siemens. 

Con l'avanzata dell'Armata Rossa il 27 gennaio 1945 Liliana con altro 56mila prigionieri venne condotta dai nazisti in una marcia forzata a piedi attraverso la Polonia fino a raggiungere il campo di Malchow, nel nord della Germania. Fu liberata il 1° maggio 1945, aveva 15 anni. 

Vedova di Belli Paci Alfredo, sposato nel 1951, e madre di tre figli, vive a Milano, dove presiede il Comitato per le "Pietre d'inciampo" che raccoglie tutte le associazioni legate alla memoria della Resistenza, delle deportazioni e dell'antifascismo. 

È insignita: dell'onorificenza di Commendatore Ordine al Merito della Repubblica Italiana, conferitagli con motu proprio del Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi il 29 novembre 2004; della Medaglia d'oro della riconoscenza della Provincia di Milano, assegnatagli nel 2005. Il 27 novembre 2008 ha ricevuto la Laurea honoris causa in Giurisprudenza dall'Università degli Studi di Trieste, mentre il 15 dicembre 2010 l'Università degli Studi di Verona le ha conferito la Laurea honoris causa in Scienze pedagogiche.

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