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Patrizia Baffi, da Renzi a Fratelli d'Italia. Quando disse a Fontana: «Qualcuno deve chiederle scusa»

La consigliera regionale, eletta a Lodi con il Pd e poi passata a Italia Viva con Renzi, ufficializza il suo avvicinamento al centrodestra che dura, ormai, da quasi un anno

Patrizia Baffi, consigliera regionale di Italia Viva (il partito di Matteo Renzi) in Lombardia, passa a Fratelli d'Italia. L'annuncio lunedì 19 aprile, con una conferenza stampa di Fdi a Milano. «Do' il mio bevenuto a Baffi nel gruppo Fdi: con questo nuovo ingresso diventiamo in quattro, a significare che il pensiero politico del partito e la sua coerenza stanno continuando ad essere riconosciuti», ha dichiarato Riccardo De Corato, assessore alla sicurezza: «E' la seconda esponente della sinistra che, a Milano e in Lombardia, aderisce al nostro partito, dopo Enrico Marcora, consigliere comunale a Palazzo Marino».

«Il programma e la battaglia politica di Fdi non possono essere etichettati con vecchie logiche di appartenenza. La capacità di ascoltare il bisogno delle persone e l’avere l’unica leader donna nello scenario politico italiano sono motivi di credibilità di un partito che continua a crescere nei sondaggi», ha continuato De Corato.

«Fdi cresce in Italia e anche in Regione, a dimostrazione del buon lavoro che stiamo svolgendo in Lombardia. L’ingresso della collega Baffi segue un lungo periodo di avvicinamento e di dialogo sui temi che condividiamo. Abbiamo visto in lei una risorsa per il futuro e una donna capace, che non è mai stata valorizzata appieno in questi tre anni», il commento di Franco Lucente, capogruppo di Fdi al Pirellone. «Patrizia Baffi potrà dare un grande apporto al nostro gruppo dal punto di vista umano e professionale», ha aggiunto la consigliera di Fdi Barbara Mazzali: «E' una donna piena di risorse e di entusiasmo e capace di dedicarsi anima e corpo ai suoi progetti. Il suo passaggio coraggioso dimostra che per lei la priorità è lavorare per il territorio e per i cittadini e che ha trovato in Fratelli d’Italia terreno fertile per esprimersi e per mettersi al servizio della comunità».

«In Fratelli d'Italia lealtà e correttezza»

«In queste settimane e mesi di confronto che c'è stato ho toccato con mano che lealtà, correttezza e rispetto sono dei valori fondati in questa comunità politica e questo per me è un valore e un punto di partenza senza il quale non avrei mai preso questa decisione», ha dichiarato Patrizia Baffi: «Insieme a Fdi vogliamo far rialzare la Lombardia e sono convinta che, se cresce Fdi in Lombardia, cresce la Lombardia. Sono convinta che il partito abbia un contributo fondamentale da dare al governo lombardo per far ripartire la nostra Regione. Questo obiettivo è sempre stato il mio, anche se ero in minoranza. Lavorerò fino alla fine per far rialzare la Lombardia, non per una campagna elettorale».

«Chi dovrebbe piangere di più ora è Matteo Renzi. Io feci la tessera del Pd perché mi convinse Renzi quando portò la sua politica del fare, che è quella in cui mi riconosco io», ha aggiunto l'ex esponente di Italia Viva: «Quella del fare è una politica non ideologica. Io sono sempre stata questa e il Pd lo sapeva. Evidentemente non piacevo tantissimo all'area cui appartenevo ma io nasco perché credo nella politica del fare di Renzi. Nel Pd abbiamo fatto sempre un po' reciprocamente fatica a comprenderci, come accade in tanti partiti, ma il Pd mi ha attaccata duramente quando io ho seguito in modo del tutto naturale Renzi in Italia Viva, per me il percorso era quello».

Dal Pd a Italia Viva a Fdi

Residente a Codogno, eletta nella circoscrizione di Lodi per il Partito Democratico, Patrizia Baffi ha seguito Matteo Renzi quando l'ex premier ha fondato Italia Viva. Durante la pandemia, a maggio 2020, è stata eletta a sorpresa presidente della commissione d'inchiesta sul covid (un posto spettante all'opposizione), mentre i partiti di minoranza avevano scelto Jacopo Scandella del Pd. La Baffi, oltre al suo, ha conquistato solo voti della maggioranza e questo è considerato, di solito, inelegante per un presidente di garanzia. Ne è sorta un'immediata bufera che l'ha costretta a dimettersi, con i consiglieri del Pd e del Movimento 5 Stelle pronti a bloccare i lavori della commissione per protesta.

Quando disse a Fontana: «Qualcuno deve chiederle scusa»

Da lì in poi, la Baffi ha agito in maniera completamente autonoma dalle logiche di schieramento. Per esempio, a settembre 2020 la Baffi non ha partecipato al voto sulla mozione di sfiducia al presidente della giunta lombarda, Attilio Fontana, e nel suo intervento si è scagliata proprio contro il Pd e i 5 Stelle, pur dichiarandosi ancora consigliera d'opposizione, arrivando ad affermare, rivolta direttamente al governatore, che «qualcuno dovrebbe chiederle scusa». La rottura con il suo partito sembrava insanabile: «A titolo solamente personale, non più di Italia Viva», commentava su Facebook una dei "plenipotenziari" renziani di Milano, l'ex vice sindaca Lucia De Cesaris. 

A febbraio 2021, il deja-vu: seconda mozione di sfiducia a Fontana respinta e, anche questa volta, la Baffi si è schierata col governatore, non sottoscrivendo la mozione e non presentandosi al voto. In quel caso, era "fresco" il caos sui dati trasmessi dalla Regione al Governo con l'erroea zona rossa per una settimana dopo le vacanze di Natale. Ora, con il passaggio a Fratelli d'Italia, la conclusione di un percorso di avvicinamento al centrodestra in atto ormai da quasi un anno.

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