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Penati torna in Consiglio regionale. Ma intorno a lui c'è il gelo

L'ex presidente della Provincia si professa innocente: "Solo calunnie, sono estraneo a tutto". Ma dai colleghi del Pd c'è imbarazzo papabile. Spunta una nuova tangente

Il giorno dopo aver lasciato gli incarichi politici e istituzionali Filippo Penati, il principale indagato nell'inchiesta della Procura di Monza su un presunto giro di tangenti legate alle ex aree Falck e Marelli e alla gestione del Sitam, il Sistema Intergrato Trasporti Alto Milanese, è ritornato nell'aula del Consiglio Regionale per dire di aver fatto un passo indietro per il suo partito, il Pd, e per rivendicare la sua innocenza. Intanto dalle indagini spunta un'altra mazzetta sospetta, meno consistente di quelle contestate all'ex sindaco di Sesto San Giovanni: centomila euro che l'imprenditore Piero di Caterina avrebbe versato in tranche da duemila ad Antonino Princiotta, l'ex segretario generale quando Penati era alla guida della Provincia di Milano e adesso accusato di corruzione.

Così ieri Penati, in Regione, oltre a respingere le accuse, ha spiegato i motivi delle sue dimissioni: "Non volevo che questa vicenda aggiungesse problemi al Pd, che deve essere impegnato a risolvere i problemi del Paese e non a perdere energie per questa vicenda, che vedrà invece me impegnato a trovare una soluzione per ristabilire la mia onorabilità e ridare serenità alla mia famiglia". E poi la controffensiva giudiziaria.

"Ogni giorno emerge un pezzo di verità, confido che la cosa sarà rapida: sono completamente estraneo a questa vicenda". "Io non ho conti correnti all'estero - ha aggiunto - non ho mai ricevuto denaro dagli imprenditori e mi trovo nella singolare e curiosa situazione in cui principalmente uno di questi imprenditori sostiene che io avrei restituito, 7 o 10 anni dopo, i soldi delle tangenti ricevute allora: i dubbi stanno affiorando, oggi sulla stampa ho già letto che questa tesi non sta in piedi".

Contro di lui le denunce dei due imprenditori di Sesto, Di Caterina e Giuseppe Pasini (ritengono di essere stati concussi) e la mail, sequestrata, indirizzata nel 2008 a Penati e a Bruno Binasco, amministratore del gruppo Gavio (anche lui indagato) dal primo per chiedere la restituzione dei soldi che aveva versato a partire dal 1999. Cambio di scena. Procura di Monza più o meno alla stessa ora. L'ex segretario generale di palazzo Isimbardi, e ora con lo stesso incarico alla Provincia di Novara, è stato interrogato per oltre due ore dal pm Walter Mapelli uno dei due titolari dell'inchiesta. Ancora una volta si è parlato di una presunta tangente intascata però, questa l'ipotesi, da Princiotta: 2 mila euro di volta in volta fino ad arrivare, nel 2008, a 100 mila che Di Caterina, titolare della Caronte, l'azienda sestese che opera nel trasporto pubblico, ha detto di avergli versato 'pagando', così, il suo appoggio per ottenere una delibera che risolvesse il suo contenzioso con l'Atm. Contenzioso relativo, come ha messo a verbale l'imprenditore un anno fa e come ha denunciato con più esposti, ai mancati introiti per la vendita dei biglietti nel circuito Sitam e a cui aderisce anche la sua azienda. Soldi che il pubblico ufficiale ha negato di aver ricevuto.

Il suo difensore, l'avvocato Luca Giuliante, si è riservato di depositare una memoria. E mentre inquirenti e investigatori stanno proseguendo ad analizzare il materiale sequestrato la scorsa settimana, dai verbali depositati in vista del Riesame di domani, emergono altri particolari. Sempre il titolare della Caronte parla della "questione della richiesta di denaro" avanzata da Pasqualino Di Leva, assessore a Sesto e inquisito, sottolineando che "é stata gestita da me, da Grossi (Giuseppe, il 're delle bonifiche, ndr) e da Camozzi (Giovanni, allora legale del gruppo Zunino, ndr). Tra noi piu' volte si parlò esplicitamente - aveva aggiunto allora Di Caterina - della necessità che il Gruppo Zunino, Immobiliare Cascina Rubina, doveva venire incontro alle esigenze di Di Leva per ottenere la sua adesione politica al raddoppio delle volumetrie sulle aree Falck". Anche l'immobiliarista Luigi Zunino e Grossi sono sotto inchiesta e questo filone potrebbe aprire nuovi fronti di indagine (ansa).

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