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San Raffaele, cassazione condanna Daccò a nove anni

Confermata la condanna in appello

Pierangelo Daccò è stato definitivamente condannato a nove anni di reclusione dalla corte di cassazione. Indagato per il fallimento dell'ospedale San Raffaele, era stato condannato (a 10 anni con l'abbreviato) anche in primo grado e poi (a 9 anni) in appello. Ma la cassazione in un primo momento aveva parzialmente annullato il verdetto di secondo grado, disponendo un "appello bis" che aveva confermato la condanna precedentemente emessa.

Daccò rispondeva di bancarotta fraudolenta e reati fiscali in associazione con altri. L'iniziale annullamento della cassazione era finalizzato a far stimare ai giudici dell'appello una pena diversa, ma il secondo processo aveva confermato la condanna a nove anni. L'impianto accusatorio si fonda sulla presunta creazione di un sistema per formare fondi neri, facendo in modo che alcuni imprenditori (che lavoravano in appalto) sovraffatturassero i costi a carico dell'ospedale per poi restituire di nascosto parte dell'importo. Una quota di questi fondi neri - secondo le indagini accusatorie - sarebbe stata usata anche per finanziare le vacanze private dell'ex presidente della regione Lombardia, Roberto Formigoni, che ha sempre respinto l'ipotesi.

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