Aborto farmacologico in day hospital, la Lega avverte l'assessore: "La linea la decidiamo insieme"

Suona come uno "stop" all'assessore Giulio Gallera un comunicato del leghista Emanuele Monti sulla pillola abortiva

Repertorio

Va bene l'aborto farmacologico, ma mai in day hospital. Suona così, più o meno, quanto dichiarato dal consigliere regionale leghista Emanuele Monti, che al Pirellone presiede la commissione sanità, rispetto all'apertura del tavolo tecnico sull'introduzione del day hospital per le donne che scelgono l'interruzione volontaria di gravidanza con la pillola Ru486, annunciata dall'assessore al welfare Giulio Gallera (Forza Italia).

La Lombardia è tra le ultime Regioni italiane per l'utilizzo della Ru486: appena il 7,8% delle interruzioni di gravidanza del 2016 sono state effettuate per via farmacologica, contro una media nazionale del 15,7%. Per di più, oltre la metà delle strutture regionali non la utilizza ancora. La pillola può essere già somministrata in day hospital e così viene fatto in altre Regioni italiane, ma non in Lombardia dove è previsto l'obbligo del ricovero per tre giorni. 

Gallera, rispondendo a una interrogazione di Paola Bocci del Pd in commissione sanità, ha promesso l'istituzione di un tavolo tecnico con medici ospedalieri per aprire al day hospital. Ma Monti, come si diceva, ha "stoppato" sul nascere questa ipotesi. Schermaglie politiche per arrivare a un accordo o chiusura totale? Vedremo. 

Secondo il leghista, la "difesa del valore della vita" va posta sopra a tutto: "Noi - ha scritto Monti in una nota - siamo a favore di politiche per il ripopolamento del nostro Paese, che quindi aiutino e sostengano le coppie o le madri single che vogliono portare a termine la gravidanza e crescere il proprio figlio". No, quindi, a pratiche che "accelerano l'aborto e lo rendono una pratica quasi quotidiana".

Il presidente della commissione sanità ha chiesto che il tavolo tecnico lavori soprattutto a "fornire un maggiore supporto psicologico a coloro che si rivolgono agli ospedali per l'interruzione di gravidanza" e si è detto anche favorevole a far diffondere di più la pratica farmacologica rispetto a quella chirurgica, ma sempre e comunque "nell'ambito di un ricovero ospedaliero" per evitare "una eccessiva liberalizzazione della pillola". La conclusione suona come un 'avvertimento' all'assessore: "La decisione politica deve essere presa da tutte le forze politiche di maggioranza".

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