Pisapia: "Non mi ricandido". Le reazioni

Nel centrosinistra si fa strada l'opzione delle primarie. E nel centrodestra c'è aria di festa: alcuni chiedono al sindaco le dimissioni immediate

Giuliano Pisapia

Era la scelta più probabile e, alla fine, è arrivata: l'annuncio del sindaco di Milano, Giuliano Pisapia, di non ricandidarsi nel 2016 per un secondo mandato non è stato un fulmine a ciel sereno. "Per coerenza e non per stanchezza", Pisapia terminerà i suoi cinque anni da primo cittadino e poi farà altro. Non si sa ancora che cosa. Ma a questo punto, a circa un anno dalle elezioni comunali, parte la corsa al successore (Video: assessore Rozza, "non ce l'aspettavamo").

Nel centrosinistra, quasi tutti concordano a questo punto sul metodo delle primarie per la scelta del prossimo candidato. Così Maurizio Martina, del Pd, ministro delle politiche agricole: "La strada maestra sono le primarie aperte a tutta la coalizione". Le stesse che, nel 2010, avevano segnato la vittoria "a sorpresa" di Pisapia contro il candidato ufficiale del Pd, Stefano Boeri. Il Partito democratico ha immediatamente convocato la direzione metropolitana per discutere dell'argomento e, lunedì 23, è programmato un incontro di coalizione. Se Sel e SinistraDem chiedono a Pisapia di ripensarci, la strada sembra comunque tracciata verso le primarie di coalizione.

Tra i possibili candidati a sindaco (o comunque alle primarie), qualche outsider come l'ex pm Antonio Di Pietro, che tra l'altro si era già candidato a sindaco di Milano per l'Italia dei Valori in passato. E poi, tra i nomi più ricorrenti negli ultimi tempi, il deputato del Pd Emanuele Fiano, il direttore de La Stampa Mario Calabresi, il consigliere regionale Umberto Ambrosoli, l'assessore al welfare Pierfrancesco Majorino, l'assessore alla mobilità Pierfrancesco Maran.

Il nodo più importante, per il centrosinistra, sarà definire i confini della nuova coalizione. La riproposizione di quella attuale (da Rifondazione al Pd con almeno una lista civica) è vista come impossibile. Molti, nel Pd, forti del grande successo del partito a Milano alle elezioni europee del 2014, guardano con favore a una "fotocopia" dell'alleanza nazionale di governo, con il centro (Ncd) e senza Sel. Una "fotocopia" che però avrebbe bisogno dell'assenso dell'alleato centrista. Ma Ncd a Milano sembra convinto su una strada diversa: il coordinatore Nicolò Mardegan ha spiegato che "se qualcuno ha deciso di lasciare Milano al Pd e alla sinistra per altri cinque anni, noi del Nuovo centrodestra invece vogliamo mandarlo a casa". Più chiari di così.

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Nel centrodestra, al contrario, c'è aria di festa. "Pare che la Madonnina in Duomo abbia sorriso", è il commento sarcastico di Matteo Salvini, segretario federale della Lega Nord, all'annuncio di Pisapia. Di "bellissima notizia" parla la deputata di Forza Italia Daniela Santanché ("ma mi puzza, non è che ha paura di Expo?", aggiunge). "Ora può dimettersi subito: lasci ora, per evitare di trasferire a Milano la sua agonia. Il sindaco si è arreso all'evidenza: Milano è una realtà complessa che richiede di essere governata. Lui non lo ha fatto e ha fallito", è il commento del Polo dei Milanesi, la formazione centrista in consiglio comunale guidata da Manfredi Palmeri.

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