rotate-mobile
Domenica, 14 Aprile 2024
Politica

Perché è scoppiato il caos su questi cartelloni pubblicitari

Non si ferma la polemica sui manifesti con la faccia di Bertolè, che intanto è sparita

L'affair manifesti non si sgonfia. Continua a palazzo Marino la polemica sui manifesti di "Milano città giusta Forum 2022", un convegno organizzato dal comune di Milano, dal 26 aprile al 2 maggio, dedicato al terzo settore e alle politiche sociali. Il caos è esploso perché sui poster e sulle comunicazioni ufficiali dell'appuntamento è stato inserito il volto di Lamberto Bertolè, assessore al welfare ed esponente di punta del Pd meneghino. Il centrodestra ha subito urlato allo scandalo - sottolineando una sorta di pubblicità occulta nelle affissioni -, l'amministrazione e lo stesso Bertolè si sono difesi chiarendo che i poster e gli annunci non sono costati assolutamente nulla al comune. Finita? Neanche per sogno. Perché giovedì è stata scritta un'altra pagina della saga. 

I consiglieri d'opposizione, su iniziativa della Lega, si sono infatti alzati durante il consiglio mostrando i manifesti rimarcando che l'immagine sarebbe "illegale ai sensi della legge sulla par condicio" e utilizzata come propaganda personale. "Si tratta di una campagna personale con i soldi del comune”, ha tuonato in aula Silvia Sardone, consigliera della Lega. "Bisogna verificare sulla regolarità di quanto avvenuto. I manifesti a Led con il volto dell’assessore sono già stati rimossi: questo è il segno dell’illegalità della cosa”, le ha fatto eco Alessandro Verri, capogruppo della Lega in consiglio. E ancora: "L’assessore Bertolé ha violato la legge sulla par condicio e ne deve rispondere”, firmato Deborah Giovanati, anche lei in quota Carroccio. E sempre lei: "Io capisco che gli assessori si vogliano far conoscere ma non si può mettere la faccia solo per promuovere se stessi. Sarebbe stato opportuno nel momento che stiamo vivendo mettere la faccia su un cartellone che spiegava ai cittadini il buco di 200 milioni nel bilancio e il taglio al welfare. Bertolé si deve scusare con la città per la violazione della legge sulla par condicio". 

Dopo la protesta è stato il turno proprio di Bertolè, il cui volto è intanto già sparito da (quasi) tutte le comunicazioni per il regime di par condicio imposto dai referendum. "Tutte le campagne dell'amministrazione vengono realizzate da un'apposita direzione comunale che provvede con largo anticipo a definirne la creatività, la programmazione, la diffusione e la capillarità dei messaggi. Non è una scelta individuale, non è il singolo assessore che decide quando e come esporre, ma è una strategia di comunicazione che interessa tutta l'amministrazione", ha spiegato. "La par condicio generalmente scatta 45 giorni prima della tornata elettorale. Pertanto i nostri uffici si erano programmati per iniziare il periodo di par condicio dal 27 di aprile, 45 giorni prima del referendum. Nel momento in cui abbiamo ricevuto la comunicazione di indizione dei comizi elettorali e quindi l'apertura della fase di par condicio, da un punto di vista tecnico si è proceduto a fare tutti gli atti per virare la comunicazione da una comunicazione personale a una comunicazione impersonale", ha garantito l'assessore. 

Ribadendo che "in questi giorni sta avvenendo: sui siti immediatamente un paio di giorni fa, oggi sui led e avverrà sul cartaceo con i tempi tecnici necessari". Bertolè è poi anche passato al contrattacco: "Non tutti gli enti locali o le amministrazioni sono così veloci e si stanno muovendo in questo senso: Lombardia Notizie di oggi", l'agenzia che cura le comunicazioni della giunta regionale, a guida centrodestra, "sta continuando a riportare comunicati con nomi e cognomi degli assessori. Noi come amministrazione da questo punto di vista ci siamo già attivati e tutta la comunicazione è impersonale", ha continuato.

Ma già prima del consiglio, la polemica aveva vissuto un altro momento. Perché la Lega ha presentato un esposto al Corecom Lombardia, l'agenzia deputato al controllo delle comunicazioni sul territorio regionale, "perché - aveva annunciato il Carroccio in una nota - si pronunci sulla campagna pubblicitaria stile elettorale fatta dal comune di Milano e dall’assessore Bertolè per il festival del welfare". "Manifesti, led e banner con l’enorme faccione dell’assessore hanno invaso ogni angolo di Milano. Un grande spreco di soldi per un’iniziativa dal sapore elettorale e francamente vuota di contenuti. Tra l’altro, nelle ultime ore, sono stati affissi nuovi manifesti sull’evento senza però il volto di Bertolè: una chiara ammissione di colpa con ulteriori oneri a carico del comune", avevano attaccato dalla Lega, anche se - almeno stando alla versione ufficiale di palazzo Marino - i poster saranno sostituiti proprio per la par condicio. "Chiediamo a Palazzo Marino spiegazioni e di rendere pubblico il costo della campagna di comunicazione tra ore lavorate dai dipendenti comunali, costi di stampa e mancati introiti dagli spazi pubblicitari. Dopo il brick dell’acqua del sindaco un nuovo scivolone della sinistra pagato caro dai cittadini milanesi. Il sindaco Sala, arrivati a questo punto - avevano concluso dal partito - ci eviti almeno le lacrime per i 200 milioni di euro di buco di bilancio".

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Perché è scoppiato il caos su questi cartelloni pubblicitari

MilanoToday è in caricamento