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Repertorio

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Posti letto ai libici, il medico-consigliere: «Modello sbagliato, sviluppare la sanità dei Paesi poveri»

Le proposte di Usuelli, medico con esperienze in zone di guerra e consigliere regionale in Lombardia

La vicenda dei libici, presumibilmente soldati, che si sono curati al San Raffaele grazie a un accordo umanitario tra il gruppo ospedaliero San Donato e il governo di Tripoli (che ne ha pagato le spese sanitarie) attraverso l'ambasciata libica in Vaticano ha fatto scaturire un possibile "scandalo" di posti letto tolti al servizio sanitario regionale e dedicati a questi pazienti. Una indagine di Ats è in corso e, con tutta probabilità, il gruppo riceverà una sanzione di 25 mila euro (il massimo possibile in questi casi), perché è stato riscontrato che in alcuni reparti i posti letto sono stati effettivamente destinati in sovrannumero a pazienti "privati" proprio per ospitare i libici.

Tutto è nato, si ricorderà, dall'accoltellamento di un libico ad opera di due suoi connazionali. Tutt'e tre alloggiavano in un hotel vicino al San Raffaele, avendo appena terminato la degenza. Prima che gli investigatori italiani potessero ascoltare i due presunti responsabili, questi sono stati "prelevati" dal consolato libico a Milano, portati a Roma e imbarcati in un volo per Tripoli con la motivazione che, con il presunto accoltellamento, non avevano rispettato i dettami del protocollo che aveva loro consentito di farsi curare a Milano. Tuttavia questo comportamento potrebbe far aprire una indagine per favoreggiamento nei riguardi di alcuni funzionari del consolato.

Tornando al "filone" prettamente sanitario, resta in campo la questione dei posti letto del servizio sanitario regionale "sottratti" per fare posto ai libici. «I margini di tolleranza e sudditanza dimostrati dalla Regione in questi anni verso i singoli comportamenti "anomali" dei privati convenzionati sono problematici», commenta Michele Usuelli, consigliere regionale di +Europa-Radicali e medico esperto anche di cure in Paesi in via di sviluppo e in zone di guerra, citando anche i rimborsi sui farmaci "da file F", quelli più costosi.

Per Usuelli il problema non è se i libici fossero soldati. «Quando curo qualcuno non mi tocca il lavoro che fa o a quale fazione appartenga», commenta ancora l'esponente radicale, che invece invoca la massima trsparenza in casi delicati come quello della Libia, con cui il 2 febbraio verranno rinnovati accordi con l'Italia finalizzati a perpetrare l'esistenza dei campi "lager" per i migranti. Ma quali le proposte di un medico che conosce bene sia la realtà ospedaliera milanese (è specialista di neonatologia al Policlinico-Mangiagalli) sia le problematiche legate alla cura delle persone in zone di guerra?

Ospedali lombardi nei Paesi poveri per sostenere la loro sanità

Secondo Usuelli, bisogna anzitutto "aprire" le porte degli ospedali lombardi (e italiani) ai ricchi dei Paesi poveri. Senza, ovviamente, togliere posti al sistema sanitario regionale. Il medico-politico cita Dubai, dove questo già accade. «E' una fonte lecita di sviluppo economico», afferma. La Regione incasserebbe denaro utile per molte cose: dall'acquisto di nuovi macchinari all'aumento di borse di studio per gli specializzandi in medicina, oppure semplicemente per ridurre il debito pubblico italiano.

Che fare, invece, con i malati poveri? Usuelli avverte di guardare con attenzione a quei casi "della speranza", di cui spesso si parla sui giornali perché muovono le coscienze. Il classico "bambino malato" che viene portato in Italia a curarsi, giustamente gratis. «Poi succede che il bambino viene dimesso, riportato nel Paese d'orgine, dove non ha però un adeguato "follow up" e magari muore. Lo abbiamo davvero aiutato?», si chiede. La risposta è no: «Occorre una cooperazione medica di qualità nei Paesi in via di sviluppo. L'apertura e la cogestione di ospedali gratuiti e di qualità in quei Paesi, garantendo quindi la continuità di cure. E formando infermieri e medici di quei Paesi, contribuendo nel medio-lungo termine ad una soluzione di sistema», afferma Usuelli. 

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