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Sindaci contro il patto di stabilità: la rabbia del Sud-Ovest Milano

Protesta di 24 sindaci contro la norma che impone il patto anche ai comuni sotto i 5mila abitanti: e Gudo Visconti, per non introdurre l'Irpef, preferisce il commissariamento

Tutto inizia quando Paola Tedoldi, giovane avvocato e sindaco di Gudo Visconti (1.700 abitanti), decide di non introdurre l'addizionale Irpef per i "suoi" residenti e, dunque, di non approvare il bilancio preventivo 2013. Un programma pluriennale di riduzione della spesa pubblica inutile reso vano, come lei stessa scrive in una lettera aperta ai cittadini, dall'introduzione del patto di stabilità anche per i comuni sotto i 5 mila abitanti.

Il comune godeva di 71.770 euro di avanzo di bilancio nel 2012, ma all'appello mancano comunque 114.792 euro di "quota imposta" per il rispetto del patto di stabilità. Recuperabili in un solo modo: introducendo l'addizionale comunale Irpef, ora pari a zero. "Dico no - scrive la Tedoldi - alla creazione di un 'tesoretto' che in futuro verrà magari impiegato proprio per risanare quegli enti che non hanno operato alcun contenimento degli sprechi e della spesa".

Di qui una protesta che ha unito 24 sindaci del Sud-Ovest, sostenuta anche dall'Anci. Comuni che si trovano anche a dover fare pagare all'improvviso ai cittadini il 40% della quota Imu superiore all'aliquota standard (che sarebbe il 4 per mille). La stessa situazione del capoluogo Milano. Si tratta di Besate, Binasco, Calvignasco, Casarile, Cisliano, Gaggiano, Gudo Visconti, Inzago, Melegnano, Noviglio, Ozzero, Rosate e Zelo Surrigone. Restano quindi "fuori" Abbiategrasso, Albairate, Basiglio, Bubbiano, Carpiano, Cassinetta di Lugagnano, Cusago, Morimondo, Robecco sul Naviglio, Vermezzo, Vernate e Zibido San Giacomo.

Tornando a Gudo Visconti, il destino è segnato: senza il bilancio di previsione, si va al commissariamento. "Lasciamo un comune perfettamente in ordine, cediamo ad altri le poltrone per affiancarci alla gente e dire basta", conclude amaramente Paola Tedoldi.

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