Maggioritario, bagarre in consiglio regionale sul referendum voluto dalla Lega: «La Consulta non lo ammetterà»

Proteste dei gruppi di opposizione che lasciano l'aula al grido «il consiglio regionale non è via Bellerio»

Consiglieri di opposizione

Da una parte il cartello «il consiglio regionale non è via Bellerio». Dall'altra la t-shirt "Referendum days". Le opposizioni al Pirellone hanno dato battaglia sul referendum abrogativo della legge elettorale che la Lega (insieme alla maggioranza regionale di centrodestra) intende chiedere sfruttando la possibilità che la richiesta sia avanzata da cinque consigli regionali (l'altro modo è raccogliere 500 mila firme di elettori italiani in tre mesi).

Matteo Salvini, dal palco di Pontida, il 15 settembre ha imposto "tappe forzate" e la questione, dopo essere passata dalla commissione affari istituzionali, mercoledì 25 settembre è approdata in aula. Le opposizioni hanno cercato di proporre due questioni pregiudiziali (basate sull'incostituzionalità del quesito formulato in fretta e furia, che darebbe luogo al diniego della Consulta), ma il centrodestra le ha bocciate. Di conseguenza i gruppi del Partito Democratico, +Europa, Lombardi Civici e Movimento 5 Stelle hanno abbandonato l'aula per protesta.

Subito prima, però, i consiglieri di opposizione hanno mostrato cartelli con la scritta «il consiglio regionale non è via Bellerio», riferendosi all'indirizzo della sede nazionale della Lega, e quello di +Europa ha mostrato la t-shirt con scritto «Referendum days», per ricordare la tradizione referendaria radicale. 

«Hanno voluto trasformare il consiglio regionale in una succursale della sede della Lega, negando ogni dibattito e approfondimento su un tema che riguarda la democrazia. Hanno agito sotto diktat di Salvini e questo è francamente intollerabile, se vogliono svilire l'istituzione lo faranno da soli, senza di noi», il commento di Fabio Pizzul, capogruppo del Partito Democratico.

Perché il referendum leghista non sarà ammesso

«La richiesta di referendum è pura propaganda: il quesito è inammissibile e verrà respinto dalla Corte Costituzionale. Il vero scopo della Lega è poter gridare al colpo di Stato quando ciò avverrà», tuona Michele Usuelli di +Europa, che ricorda i motivi per cui il quesito naufragherà sugli scogli della Consulta. Primo motivo: vuole abrogare due leggi diverse con un unico quesito (eliminando il proporzionale sia alla Camera sia al Senato). Già questo sarebbe sufficiente a rendere il referendum inammissibile, basti guardare a come si è comportata in passato in casi simili la Corte Costituzionale.

Secondo motivo, il cosiddetto vuoto legislativo: in caso di vittoria del sì, occorrerebbe una "legge delega" al governo per ridisegnare i collegi elettorali. Ma la Consulta ha sempre respinto le richieste di referendum che provocavano un vuoto legislativo, sostenendo che il referendum (che è solo abrogativo) deve poter "bastare" in caso di vittoria dell'abrogazione.

Terzo motivo, l'illiceità della delega illimitata. Spieghiamo prendendo a prestito le parole di Usuelli: «I proponenti hanno incluso, nel quesito, l'abrogazione del limite temporale per l'esercizio della delega. Ma le leggi-delega devono avere una scadenza, lo impone l'articolo 76 della Costituzione. Sostenere il contrario significa minare le basi del nostro sistema parlamentare, in cui il governo può legiferare solo in casi eccezionali».

Usuelli non contesta il merito: «Sono militante - afferma - di un movimento che si è sempre battuto per l’introduzione in Italia del sistema maggioritario uninominale. Per questo chiedo alla Lega di mettere da parte la propaganda e di impegnarsi con noi nell’elaborazione di due proposte referendarie serie, sulle quali raccogliere le firme dei cittadini. Stare in piazza anziché agitare la piazza».

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