Politica Greco / Via Antoine Watteau

Leoncavallo, per la regolarizzazione è tutto da rifare. Bufera a sinistra

Accordo maggioranza-opposizione per discutere il bilancio e le case popolari: la scadenza del 30 aprile impossibile da rispettare. Mazzali si dimette da capogruppo di Sel

Il Leoncavallo

Slitta a data da destinarsi la delibera sulla regolarizzazione del Leoncavallo, che doveva essere approvata dal consiglio comunale entro il 30 aprile per rispettare l'accordo di permuta immobiliare tra il comune e il gruppo Cabassi. L'accordo prevede che ai Cabassi vadano due immobili comunali (in via Trivulzio e via Zama) e, in cambio, Palazzo Marino acquisisca la proprietà dell'ex cartiera di via Watteau storica sede del centro sociale più noto d'Italia. La convenzione tra il comune e i Cabassi aveva però la scadenza del 30 aprile.

A complicare l'iter due elementi: il primo, la delibera sul Leoncavallo è stata portata in consiglio molti mesi dopo l'approvazione della giunta. Il secondo, a questa delibera si sono 'accavallati' altri due provvedimenti, particolarmente urgenti: il bilancio consuntivo 2014 e l'assegnazione definitiva delle case popolari di proprietà del comune alla gestione di MM.

L'opposizione di centrodestra ha fatto il possibile per ostacolare la delibera sul Leoncavallo, particolarmente 'sgradita', minacciando guerriglia di emendamenti, e alla fine - trovando una sponda in alcuni settori del Partito democratico - ha strappato un accordo con la maggioranza che prevede l'approvazione, entro il 30 aprile, degli altri due provvedimenti. La questione del Leoncavallo, dunque, viene rimandata. L'accordo con il gruppo Cabassi scadrà e dovrà eventualmente essere rinnovato: poi un nuovo passaggio in giunta e, infine, il voto in aula.

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Screzi nella maggioranza di centrosinistra si erano verificati quando, negli ultimi giorni, Sinistra ecologia e libertà - che tiene particolarmente alla regolarizzazione del centro sociale - aveva chiesto alla presidenza di contingentare la discussione delle altre due delibere, in modo da fare in fretta e superare le centinaia di emendamenti dell'opposizione. Ma senza successo. La presidenza aveva infatti respinto la richiesta, chiedendo ai capigruppo di mettersi d'accordo per discutere tutte e tre le delibere. Un'impresa praticamente impossibile. D'altra parte il presidente del consiglio comunale, Basilio Rizzo di Rifondazione, non ha mai fatto mistero di non gradire la delibera sul Leoncavallo, ritenendola poco vantaggiosa per il comune di Milano.

"Anche parte del Pd si è resa conto della debolezza della delibera", ha commentato Manfredi Palmeri, consigliere comunale del Polo dei Milanesi. "Rispetto al sindaco e alla sinistra radicale che la volevano a tutti i costi, ha prevalso l'evidenza che non stava in piedi un provvedimento che viola il comportarsi 'come un buon padre di famiglia' nell'amministrare beni pubblici".

MAZZALI (SEL): "MI DIMETTO DA CAPOGRUPPO" - Dura la reazione di Mirko Mazzali, capogruppo di Sinistra ecologia e libertà: "La delibera non solo non è stata approvata entro il 30 aprile, ma non è stata nemmeno avviata la discussione, nonostante una lunga istruttoria nelle commissioni e nonostante ci fosse tutto il tempo necessario. E' una mia sconfitta. Credevo che ancora fosse una delibera utile anche per tutta la città, per riconoscere e valorizzare un pezzo importante della storia e del presente di Milano e per risolvere anche le vicende di via Zama e via Trivulzio".

"VITTORIA ASSE RIZZO - DE CORATO" - Mazzali accusa apertamente Basilio Rizzo (Rifondazione) e Riccardo De Corato (Fratelli d'Italia) d'aver costituito un inconsueto 'asse' per rendere vani gli sforzi per discutere la delibera, "con molta abilità - scrive Mazzali in una nota - dovuta indubbiamente ai decenni di permanenza in consiglio". Poi la stoccata: "Erano noti e stimati per avere denunciato gli scandali di Tangentopoli, ora saranno famosi per avere contribuito ad affossare la delibera del Leoncavallo, contenti loro".

"LA POLITICA ARANCIONE HA PERSO" - "Ha vinto la vecchia politica - scrive ancora Mazzali - che io pensavo di sconfiggere quando mi sono candidato sull'onda della rivoluzione arancione, ha vinto la politica dell'accordo obbligato, di un regolamento da decimo mondo dove non si discute ma si è obbligati a scendere a patti".

"MI DIMETTO" - Mazzali conclude la nota annunciando le dimissioni da capogruppo di Sel in consiglio comunale. "Ringrazio Patrizia, Luca, Anita e Sel per questa esperienza", scrive citando gli altri consiglieri di Sel Patrizia Quartieri e Luca Gibillini e la leader milanese di Sel Anita Pirovano.

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