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Referendum autonomia, i risultati: il 'sì' al 95%. Polemiche per lo spoglio "eterno"

I risultati

Maria Teresa, 103 anni, al seggio di Milano Moscati (foto MilanoToday)

Risultati a rilento per il referendum per l'autonomia della Lombardia. A notte fonda ancora non si sapeva nulla. Poi, come prevedibile, ha vinto il 'sì' con grande maggioranza; il 'no' si è fermato al 3,72% e le schede bianche sono state vicine all'1%. 

"Nelle proiezioni che abbiamo oltre il 95% dei cittadini ha detto 'sì', il 3% no. Io non esulto, sono felice". Lo ha detto il governatore della Lombardia Roberto Maroni lunedì mattina annunciando le prime proiezioni del referendum per l'autonomia nella Regione.

"Soddisfazione per l'affluenza" al referendum è stata espressa dal governatore Roberto Maroni in conferenza stampa. "La proiezione è superiore al 40%", ha aggiunto, spiegando: "Non faccio la competizione con Zaia, non mi interessa la percentuale, sono contento che ci abbia superato, ora possiamo unire le forze per la battaglia del secolo". "Abbiamo avuto delle criticità dovute alla novità" del voto elettronico, "ma la grande soddisfazione e' che sono state tutte risolte e che il sistema ha funzionato in piena sicurezza, i paventati attacchi hacker non si sono visti", ha aggiunto Maroni. "Abbiamo sperimentato il futuro per l'Italia", ha aggiunto. "L'ho già detto al ministro Minniti che in futuro per la Lombardia la via del voto è quella".

Interviste: elettori e voto elettronico

Maroni in diretta Twitter ha spiegato di voler formare una "squadra con cui andrò a trattare col governo" e in questa squadra "mi piacerebbe ci fossero anche i sindaci del Pd per il sì, come Giorgio Gori (sindaco di Bergamo, ndr). Avere dalla nostra parte sindaci del Pd nel trattare con un governo di centrosinistra penso sia utile. Beppe Sala? No, non è andato a votare". E Gori - in diretta tv con Enrico Mentana - conferma la sua intenzione di far parte della squadra.

Le polemiche: spoglio elettronico al rallentatore. Componenti bloccati nei seggi

Rispetto al voto in Veneto, tuttavia, tutta la giornata elettorale lombarda ha mostrato criticità notevoli. L'affluenza di mezzogiorno è stata data ufficialmente solo nel tardo pomeriggio e lo stesso risultato ufficiale non è comparso che a notte fonda. "I componenti dei seggi elettorali a Milano devono stare da ore rinchiusi nelle proprie sezioni a far nulla aspettando un feedback dal tribunale prima di poter chiudere il seggio - spiega un testimone a MilanoToday -. Tutti hanno finito e non sappiamo quali saranno le tempistiche. Ahimè questa purtroppo é la prova inaspettata dell’inefficienza del voto elettronico. E decine e decine di persone frustrate e rilegate in aule prive di riscaldamento". "Siamo bloccati a scuola per via di una chiavetta tolta prima che venissero confermati i voti su cartaceo, e chissà per quante ore. Qui dalle 6:45 di stamattina", conferma un'altra fonte a MilanoToday.

Referendum autonomia: per che cosa si votava

Ecco di seguito il testo del quesito. «Volete voi che la Regione Lombardia, in considerazione della sua specialità, nel quadro dell’unità nazionale, intraprenda le iniziative istituzionali necessarie per richiedere allo Stato l’attribuzione di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia, con le relative risorse, ai sensi e per gli effetti di cui all’articolo 116, terzo comma, della Costituzione e con riferimento a ogni materia legislativa per cui tale procedimento sia ammesso in base all’articolo richiamato?». In pratica, il Referendum darebbe un "mandato a trattare" al presidente della Regione Lombardia, che poi chiederebbe al Governo «ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia con le relative risorse». Il terzo comma dell'art. 116 della Costituzione è proprio quello che consente questa trattativa.

Quali sono le materie su cui la Regione può ottenere maggiore autonomia? Si tratta delle materie cosiddette "di legislazione concorrente", elencate all'articolo 117 (terzo comma) sempre della Costituzione. Tra queste segnaliamo la valorizzazione dei beni culturali, l'istruzione, la previdenza integrativa e complementare, la ricerca scientifica e tecnologica, la tutela della salute e dell'ambiente, la protezione civile, gli aeroporti, il commercio con l'estero, i rapporti internazionali e con il Comitato europeo delle Regioni. 

I costi del referendum

Quanto è costato questo referendum? Parecchio. In Veneto le spese per il referendum ammontano a circa 14 milioni di euro, mentre in Lombardia, dove si è sperimentato il voto elettronico su tablet, almeno 38 milioni di euro. I cittadini della Lombardia infatti al seggio non hanno trovato schede, urne e matite copiative ma 24mila tablet acquistati per l'occasione. Una sperimentazione, la prima in Italia su larga scala, proposta al Consiglio regionale lombardo dal Movimento 5 Stelle che contestualmente ha dato il proprio via libera alla consultazione sull'autonomia. A gestire le "voting machine", costate 23 milioni di euro, è la multinazionale britannica Smartmatic, fondata da un venezueleno, leader mondiale in questo campo.

Molto critico il commento del segretario del Pd milanese, Pietro Bussolati: "La scarsa affluenza e partecipazione registrata, in particolare a Milano Metropolitana, è la certificazione di una sconfitta politica. Tutta da intestare a Maroni e alla sua maggioranza, che in questo modo hanno finito per danneggiare la richiesta di maggiore autonomia per la Lombardia. Una richiesta che abbiamo - da sempre - condiviso nel merito, ma che oggi finisce mortificata da percentuali di affluenza comparabili a quelle del 2016, quando si votò per il referendum sulle trivelle. Un tema, soprattutto per ragioni geografiche, di scarso interesse per una Regione come la nostra".

"Ed è del tutto evidente che la Lombardia non è il Veneto, e i dati lo dimostrano chiaramente - prosegue -. Lo dico con ancora più amarezza, perché sono fra coloro che a questa consultazione hanno scelto un sì convinto all'autonomia. Un'autonomia vera la si può raggiungere solo attraverso un progetto politico alternativo. A partire dalla guida della Regione, scegliendo di voltare pagina alle prossime elezioni. L'urgenza e la necessità di cambiare passo in Lombardia si rende ancora più plastica ed evidente oggi, dopo il disastro organizzativo e il vergognoso e l'indecente ritardo nelle comunicazioni sui dati dell’affluenza, che altro non sono che la prova di una Regione in affanno nella gestione del nuovo. Nient’affatto speciale, una Regione inefficiente e incapace. La Lombardia merita altro e da domani saremo al lavoro per cambiare pagina con Giorgio Gori Presidente".

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