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Presidenza della commissione cultura, Sumaya: "Ritiro la mia disponibilità"

Dopo le tantissimi polemiche la consigliera Pd fa dietro-front

"Per non prestarmi alle inutili e sterili strumentalizzazioni di questi giorni emerse intorno al mio nome ho deciso di ritirare la mia disponibilità a ricoprire l’incarico di presidente della commissione cultura". Lo scrive la consigliera musulmana del Pd Sumaya Abdel Qader in un lungo post pubblicato il 28 giugno sulla sua pagina Facebook.

Il 26 giugno era stata resa pubblica la proposta non ancora ufficiale della candidatura di Sumaya alla presidenza della commissione cultura, collegio in cui da due anni la donna ricopriva il ruolo di vicepresidente. Il capogruppo del Pd Filippo Barberis aveva argomentato la scelta definendo la consigliera "la candidata naturale a quel ruolo per la sua esperienza in commissione e la sua stretta collaborazione con l'uscente presidente Bocci". Ma di ben altro avviso si erano dimostrati tanto alcuni rappresentanti del centrodestra quanto non pochi membri del centrosinistra.

Le polemiche erano state molto accese, sfociando in alcuni casi in duri attacchi. Il consigliere leghista Massimiliano Bastoni, ad esempio, dopo la notizia della candidatura aveva accusato la giunta Sala di "svendere la cultura milanese a quella islamica, sacrificare sull'altare del politicamente corretto la nostra cultura e le nostre tradizioni per avvantaggiare l'Islam". Lo stesso sindaco di Milano Giuseppe Sala dopo reazioni tanto accese aveva invitato le diverse parti politiche al dialogo, definendo la scelta di chi candidare alla commissione cultura come particolarmente delicata.

I motivi della scelta

Nel suo intervento su Facebook Sumaya ha scritto che "sarebbe stato un onere ed onore" ricoprire il ruolo di presidente alla commissione cultura "per portare avanti il lavoro iniziato dalla Presidente Bocci". Subito dopo la consigliera ha annunciato che ritirava la sua candidatura riconoscendola come non politicamente opportuna: "A volte ci troviamo a dover scegliere tra ciò che è giusto e meritorio e ciò che è opportuno fare. È giusto e credo di meritare la presidenza della commissione cultura, ma umilmente riconosco che non sia politicamente opportuno, oggi".

Nonostante la consigliera si sia detta pronta a continuare il suo percorso "al servizio dei cittadini nella via del dialogo", nel suo lungo post traspare comunque una nota di amarezza: "Possiamo dire che è una sfida persa? Forse sì, non certo per me, ma per la città che si batte nella via del riconoscimento dei pieni diritti, dell’inclusione e della reale libertà degli individui di essere considerati per il merito".

Sumaya ha poi tenuto a sottolineare il suo grande amore per la città - "Milano mi ha accolta includendomi e travolgendomi nel suo stile sofisticato, avvincente lanciato verso il futuro. Milano, mi ha dato e continua a darmi molto" e si è definita "una pioniera su molti fronti. Pionieri significa, spesso, non essere compresi, ma significa anche rompere tabù e aprire dibattiti necessari per stare al passo con la società in veloce trasformazione". Sumaya ha concluso il suo post invitando i cittadini a tenere "alta l'asticella dei diritti, delle pari opportunità, l’impegno contro le discriminazioni" e a non avere paura, "è ora il tempo del coraggio".

Laureata in biologia, in lingue straniere e in sociologia, Sumaya Abdel Qader è nata in Italia da genitori giordano-palestinesi. Autrice di un'autobiografia intitolata Porto il velo, adoro i Queen, è attiva nel campo dei diritti delle donne. Quando il suo nome è comparso tra le liste del Pd due anni fa, la donna è stata criticata aspramente, sia dal centrodestra che dal centrosinistra, per le sue dichiarazioni contro la politica dello Stato di Israele e per una sua presunta vicinanza ai Fratelli Musulmani.

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