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Via Idro, Forza Italia mette le mani avanti: "Niente case popolari ai rom"

Polemiche sulla chiusura del noto campo rom, dopo il ricorso di tre famiglie che non accetteranno "soluzioni temporanee" perché si tratta di un campo regolare

Roulottes nel campo di via Idro

Si fa acceso lo scontro sul campo rom di via Idro, in procinto di essere chiuso definitivamente dal comune di Milano. Tre famiglie ospitate nel campo hanno infatti presentato un ricorso al Tar, perché non accettano soluzioni temporanee ma chiedono un'alternativa «almeno di pari grado». Contro questo ricorso si scaglia Silvia Sardone, consigliera di zona 2 di Forza Italia: «Il comune non si azzardi a dare case ai rom», scrive in una nota, spiegando che sarebbe «una soluzione inaccettabile e vergognosa».

«Non potremmo sopportare l'idea che ai rom, che spesso vivono nell'illegalità, sia concesso di sorpassare i tanti italiani in attesa per le case popolari», continua Sardone.

La decisione di chiudere il campo di via Idro (un campo regolare) è stata presa dall'amministrazione comunale durante l'estate del 2015, perché è diventato negli anni sostanzialmente incontrollabile. Troppa criminalità, troppa emarginazione, pochi risultati nell'integrazione. Tanto vale cambiare modello, diceva l'assessore al welfare Pierfrancesco Majorino riguardo a una situazione da anni difficile. La situazione è delicata soprattutto per la "faida" tra i Braidic e i Deragna, recentemente spostati in via Chiesa Rossa per porre fine ai continui regolamenti di conti, tanto che Dijana Pavlovic, portavoce dei rom milanesi, ha replicato che «il comune ha lasciato che una famiglia di violenti mettesse il terrore a tutti gli altri abitanti».

Il 3 novembre è la data fissata. Il ricorso è stato promosso da tre famiglie (supportate da associazioni). Sostanzialmente viene contestata la temporaneità delle sistemazioni alternative, proprio perché si tratta di un campo regolare.

Riassumiamo. Un campo regolare viene chiuso e le alternative annunciate, per ora, sono sistemazioni temporanee in centri di accoglienza o appartamenti di proprietà di parrocchie, Caritas e altre organizzazioni (private) del genere. Da una parte c'è la protesta di chi vorrebbe sistemazioni definitive («almeno di pari livello», quindi anche un campo rom nuovo di zecca). Dall'altra la protesta opposta, di chi teme che alla fine i rom avranno «le case popolari», anche se questa prospettiva finora non è mai stata annunciata. Infine, date le prese di posizione, va valutato se il sol fatto di essere di fronte a un campo rom con problemi di criminalità fa venir meno altri diritti, se questi sono acquisiti.

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