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Piante di Expo e verbali retrodatati: le indagini su Beppe Sala per Expo

Il sindaco di Milano si dice sereno e non si autosospende

Beppe Sala

Andò contro il parere di alcuni manager di Expo 2015, Beppe Sala, allorquando autorizzò lo stralcio della gara sul verde di Expo. Così, perlomeno, gli atti depositati in chiusura d'indagine. Come è noto, l'attuale sindaco di Milano è indagato per falso ideologico e materiale e turbativa d'asta. Lui, però, non si è auto sospeso (contrariamente alla vecchia indagine di dicembre 2016) e si dice assolutamente sereno. 

La fornitura delle piante era compresa nel maxi appalto sulla "piastra", cioè la piattaforma su cui sarebbero sorti tutti i padiglioni di Expo. Ci furono alcune pressioni per togliere le piante dal bando e assegnarle ai vivaisti della Lombardia. Secondo varie fonti, nei documenti dei magistrati si cita espressamente Roberto Formigoni, ex presidente della Regione, tra gli autori delle pressioni.

Turbativa d'asta: lo stralcio delle piante

Sala - che era commissario e amministratore delegato di Expo 2015 Spa - decise lo stralcio del capitolo riguardante le piante «senza un formale provvedimento» e con il parere contrario di Carlo Chiesa (responsabile del procedimento sulla piastra), Pierpaolo Perez (di Infrastrutture Lombarde) e Carmen Leo (ufficio legale di IL), che avevano dubbi sul fatto che la gara restasse regolare. Infatti il valore della base d'asta non è stato modificato, pur togliendo le piante dal bando. 

L'attuale sindaco non modificò la base d'asta (272 milioni di euro) "spalmando" su altri lavori correlati il valore delle piante, che era di meno di cinque milioni di euro. La turbativa d'asta, per la procura generale di Milano, sta nel fatto che la gara della piastra avrebbe dovuto essere rifatta per consentire di partecipare anche ad imprese che, magari, avevano rinunciato per non essere in grado di fornire anche il verde.

Le pressioni politiche e l'accusa di falso

Occorreva favorire i vivaisti della Lombardia. Questo il motivo per cui il verde di Expo non poteva essere fornito da chi avesse vinto la gara della piastra. L'indicazione proveniva - secondo la testimonianza di Carlo Chiesa - direttamente dall'allora presidente della Regione, Roberto Formigoni, che aveva ricevuto una lettera dei vivaisti ed evidentemente era intenzionato a dar loro ascolto.

I testimoni parlano di una riunione «burrascosa» presso Infrastrutture Lombarde, in cui si è parlato proprio di questo argomento. La riunione è del 28 febbraio 2012. Il 2 marzo Sala ha proceduto come da richiesta. 

Più avanti, a maggio 2012, Sala avrebbe modificato le date di due verbali della commissione giudicatrice della stessa gara sulla piastra: questo per evitare di dovere annullare tutta la procedura, dovendosi confrontare anche con il ritardo accumulato.

E, per fare in fretta, i nuovi verbali sono stati portati direttamente a casa di Sala, affinché li firmasse al più presto. 

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