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Il sindaco Beppe Sala sotto scorta, la Questura: "Vigilanza generica"

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Beppe Sala - Foto Ansa

Il sindaco di Milano, Beppe Sala, si trova sotto scorta della polizia locale da circa una settimana. La decisione è stata presa dal Questore Marcello Cardona e la misura di sicurezza è stata affidata ai ghisa che lo seguono durante alcune uscite pubbliche. In una nota diramata da via Fatebenefratelli viene precisato, tuttavia, che si tratta di un servizio di "vigilanza radiocollegata generica", e che "a seguito delle recenti contestazioni da parte di alcune organizzazioni politiche, la Questura ha disposto un'attività preventiva di vigilanza, a cura della Digos, nei luoghi degli incontri pubblici del sindaco".  

Giovedì mattina, al termine di una cerimonia in Comune, lo stesso Sala ha confermato la novità. “È una decisione del Questore che vivo con tranquillità - le sue parole -. Spero che sia un momento, farei se possibile a meno”. 

"Scorta" a Sala per azioni di CasaPound?

La scelta di far "scortare" Sala è arrivata dopo che il primo cittadino è finito nel mirino degli esponenti di CasaPound e potrebbe non essere un caso. 

A chi gli ha chiesto se la decisione sia legata proprio alle proteste del movimento di estrema destra, Sala ha spiegato: “Forse sì. Però, ripeto, nel momento in cui il questore decide, io mi adeguo. Poi, tutti i milanesi sanno che ho uno stile per cui cerco di vivere come prima, per cui speriamo che sia un momento così".

Bocca cucita, invece, sull’ipotesi che abbia ricevuto minacce, anche se non è chiaro da chi. “Preferisco non commentare”, le sue uniche parole. 

Le azioni di CasaPound contro Beppe Sala

Quel che è certo è che tra fine giugno e inizio luglio lo scontro tra gli esponenti di CasaPound e Beppe Sala ha avuto una crescita esponenziale, anche - e soprattutto - per l’indagine che vede il primo cittadino nel mirino per l’utilizzo dei fondi di Expo.  

Il 29 giugno, esponenti del movimento di estrema destra avevano fatto irruzione in consiglio comunale per contestare il sindaco e all’esterno di palazzo Marino si erano poi scontrati con alcuni rappresentanti del movimento “Nessuna persona è illegale” che stavano tenendo una manifestazione, autorizzata, fuori dal comune. 

Il 5 luglio, poi, una nuova puntata. Nel corso della notte, decine di striscioni con la scritta “Sala falsario, dimettiti” erano comparsi in diversi punti della città, compreso il palazzo simbolo del consiglio comunale.

Quindi, il 12 luglio, l’epilogo. Decine di manifestanti di CasaPound avevano improvvisato un blitz fuori dal Comune per chiedere - ancora una volta - le dimissioni del sindaco. Ventuno di loro erano stati identificati e denunciati dalla Digos per manifestazione non autorizzata

Scorta a Sala: la replica di CasaPound

“Apprendiamo che il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, è stato messo sotto scorta e che questo sarebbe avvenuto per le nostre reiterate richieste di dimissioni - il commento ufficiale di CasaPound, per bocca del presidente Gianluca Iannone -. Prendiamo atto del fatto che per la Questura di Milano una legittima azione di opposizione politica, portata avanti con i legittimi strumenti della politica, è un atto allarmante e pericoloso”. 

“Ciò di cui invece non possiamo semplicemente prendere atto - l’attacco di Iannone - è l’ambiguità con sui Sala risponde a chi gli chiede se abbia ricevuto minacce concrete: il sindaco preferisce non rispondere, lasciando margini di interpretazione che si configurano come un atto infame nei nostri confronti. CasaPound Italia rifiuta i metodi mafiosi di qualsiasi natura, sia quando si concretizzano in minacce sia quando si manifestano con un non-detto che talvolta è peggio di una minaccia esplicita”. 

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