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Scali ferroviari: nulla di fatto in consiglio, decade l'accordo

Vince l'ostruzionismo delle opposizioni (e di parte della maggioranza): l'accordo sugli scali ferroviari decade

Trentuno ore di consiglio comunale non sono bastate per approvare la delibera-bis sulla riqualificazione degli scali ferroviari, basata su un accordo di programma con Reti Ferroviarie Italiane che scadeva a mezzanotte del 19 dicembre. Dopo aspre polemiche per la decisione della giunta di Milano di riproporre "tale e quale" la delibera appena bocciata dall'aula, i consiglieri comunali hanno discusso circa dodici emendamenti ma, allo scoccare dell'orario, ne restavano ancora quasi quaranta. Poco dopo la mezzanotte Lamberto Bertolè, capogruppo del Partito democratico, ha chiesto la chiusura della seduta: era ormai inutile proseguire.

«Ha vinto il consiglio comunale», ha commentato il presidente d'aula Basilio Rizzo, contrario alla delibera sugli scali e molto critico sulla decisione della giunta di riproporre la delibera. Il sindaco Giuliano Pisapia, all'avvio del nuovo dibattito nella serata di giovedì 17 dicembre, aveva "aperto" alla possibilità di correggere in corso d'opera il testo con emendamenti condivisi, proprio per accogliere suggerimenti del consiglio. Ma per molti esponenti dell'opposizione non sarebbe stato tecnicamente possibile: un accordo di programma, dicevano, o si ratifica o non si ratifica. Non può essere modificato.

«E' la prima grande vittoria del centrodestra», ha esultato Pietro Tatarella, capogruppo di Forza Italia, che ritiene la decadenza dell'accordo «un segnale forte per le prossime amministrazioni su come trattare l'urbanistica». E secondo Manfredi Palmeri (Polo dei Milanesi) «si sono persi cinque anni di lavoro. Questa doveva essere l'eredità della giunta Pisapia che invece lascia zero». Mattia Calise (Movimento 5 Stelle) parla di «vittoria politica, prima ancora che sul tema degli scali. La giunta ha sfidato l'opposizione e la sua minoranza e ha perso una prova di forza». Corrado Passera (candidato a sindaco di Italia Unica) parla di «fallimento della maggioranza, che non è più in grado di governare questa cittè» e di «vergognoso scontro politico che si consuma all'interno della coalizione di sinistra». Sugli scali ferroviari, per Passera, «l'amministrazione ha impiegato cinque anni per partorire un provvedimento insufficiente che non è riuscita neppure a difendere».

«Vittoria di Pirro», dichiarano i tre capigruppo di maggioranza Lamberto Bertolè (Pd), Mirko Mazzali (Sel) e Elisabetta Strada (Civica): «Hanno bloccato un provvedimento importantissimo non per ragioni di merito ma nella convinzione di dare un 'colpo' alla maggioranza, bloccando un accordo a cui si lavora dal 2007 e con intensità negli ultimi 4 anni: grazie al nostro lavoro avevamo abbattuto l'edificabilità del 33% e conquistato molti milioni di euro destinati ai servizi pubblici per i milanesi (gli oneri da parte di Fs, n.d.r.)». Per i tre esponenti di centrosinistra si tratta di «ripartire da capo perdendo almeno un anno e mezzo, ammesso e non concesso che le altre parti siano ancora d'accordo». Sottolineano che «si perdono 50 milioni garantiti da Fs, si lasciano zone nel degrado».

I favorevoli al provvedimento erano in tutto 24 più il sindaco, che hanno garantito il numero legale fino in fondo, ma non è stato sufficiente. Pietro Bussolati, segretario metropolitano del Pd, ha attaccato «una sinistra ottusa e il populismo dei 5 Stelle» che «festeggiano perché tutto rimane fermo e immobile, in alcuni casi nel degrado. E il degrado porta insicurezza e paura, e la paura porta voti».

Contrari alla delibera sugli scali, oltre alle opposizioni, anche diversi consiglieri di maggioranza. Da Basilio Rizzo e Anita Sonego (Sinistra per Pisapia) a Marco Cappato (Radicali), da Raffaele Grassi (Valori per Milano) a Roberto Biscardini (Psi), che afferma: «Se fosse passata quella delibera avremmo consentito la compromissione irreparabile delle più interessanti aree pubbliche della città, senza nessuna visione urbanistica di rilievo».

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