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Scali ferroviari, la sfida della giunta: delibera ancora in consiglio dopo il "no"

La maggioranza non arretra. Il centrodestra promette nuovo ostruzionismo dopo avere occupato i banchi della giunta

Opposizione occupa i banchi della giunta (foto Gibillini, Fb)

Giornata burrascosa, a Palazzo Marino, quella di mercoledì 16 dicembre. Pietra dello scandalo, gli scali ferroviari da riqualificare secondo un'intesa ormai approvata da mesi tra il comune di Milano e Reti ferroviarie italiane e poi "affossata" in consiglio comunale: una prima volta è mancato il numero legale, una seconda volta si è arrivati al "no" dell'aula. 

A creare scompiglio la decisione della giunta di riproporre la delibera e portarla nuovamente al voto. Durante la seduta della commissione urbanistica il primo caos: poi i tre capigruppo di Fi, Lega e Fdi sono andati direttamente nell'ufficio del sindaco Giuliano Pisapia per chiedergli una spiegazione sul comportamento della giunta. Infine, in consiglio comunale, per oltre un'ora i consiglieri di centrodestra hanno "occupato" gli scranni riservati a sindaco e giunta.

Nella giornata del 17 dicembre, la delibera torna ufficialmente nell'aula del consiglio comunale: la giunta è quindi decisa ad andare avanti sull'ambizioso progetto di recupero degli scali. Un "buco nero" nel territorio urbano milanese che, finora, nessuno era riuscito a risolvere. Ci aveva provato, con l'amministrazione di centrodestra, l'assessore Carlo Masseroli, ma tutto era decaduto per il cambio di giunta. In questi anni il lavoro certosino dell'ormai ex assessore Ada Lucia De Cesaris aveva portato a una nuova intesa con Rfi, che prevede volumi per nuove case (di ogni tipo: libera, convenzionata e sociale), ma anche spazi verdi, uffici e terziario, a seconda dello spazio.

Sugli scali ferroviari, però, si giocano diverse partite contemporaneamente. La maggioranza di centrosinistra si è innanzitutto esposta alle critiche interne, ad esempio sul troppo poco verde pubblico (secondo alcuni) pensato per "riempire" le aree, ma anche sulla presunta mancanza di una "visione complessiva" della città. Alessandro Balducci (assessore all'urbanistica) difende però ad oltranza il progetto.

«Crea 22 mila posti di lavoro con 540 mila metri quadrati di nuovo verde e servizi, come se fosse una volta e mezza il parco Sempione. Il verde ammonta al 52% dell'intera estensione delle aree. Permette di realizzare 2.600 alloggi a canone calmiearto, come anche 12 chilometri di piste ciclabili e il percorso ciclopedonale nella vecchia ferrovia di Chiaravalle. Prevede 50 milioni di euro di investimenti aggiuntivi da parte di Fs per nuove stazioni e migliorare il trasporto ferroviario urbano. E altri 80 milioni saranno utilizzati per la riqualificazione urbana riconnettendo intere aree oggi separate». Così Balducci.

Altre partite si giocano. Non si può non considerare l'imminenza delle elezioni (2016), con un sindaco che non si ripresenta e la maggioranza in cerca di sé stessa: Rifondazione è già uscita, i Comunisti italiani non accetteranno qualunque candidato, Sinistra ecologia e libertà minaccia di non partecipare alle primarie se a Giuseppe Sala non verrà contrapposto un solo nome "di giunta" anziché la coppia antagonista Majorino-Balzani, col rischio che i due assessori si annullino a vicenda. Diversi consiglieri comunali si ritengono ormai liberi da schemi: da Marco Cappato (Radicali) a Raffaele Grassi (Valori per Milano), da Roberto Biscardini (Socialisti) a Gabriele Ghezzi (ex Pd, che proprio sugli scali ha annunciato l'ultimo voto a favore della giunta). La giunta milanese "arancione" è sottoposta al ricatto (politico, s'intende) e cerca di uscirne semplicemente mostrando coerenza con le sue decisioni amministrative. Ad esempio riproponendo una delibera appena bocciata dal consiglio.

Il centrodestra promette l'ostruzionismo in aula, mentre Manfredi Palmeri (Polo dei Milanesi) torna a proporre il ritiro della delibera per redigerne un'altra - di iniziativa consiliare - con proposte migliorative. L'appuntamento è ora in aula, soprattutto per vedere se - su questo argomento e questa delibera - esiste ancora una maggioranza, numerica e politica.

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