Truffa al Parlamento Europeo, sequestro di 500 mila euro all'ex eurodeputata Lara Comi

L'ex parlamentare è indagata con altre cinque persone: avrebbe sottratto denaro in teoria destinato ai suoi assistenti (uno dei quali è coindagato)

Avrebbero conseeguito illecitamente erogazioni pubbliche ai danni del bilancio dell'Unione Europea. Per questo motivo, la magistratura milanese ha disposto un sequestro preventivo di beni per 525 mila euro. Tra i destinatari del provvedimento anche Lara Comi, ex deputata europea di Forza Italia. Si tratta di uno sviluppo dell'inchiesta "mensa dei poveri". 

Il reato è di truffa aggravata: sono indagati la Comi e altre cinque persone, a vario titolo. Il decreto di sequestro preventivo - finalizzato alla confisca - è stato emesso dal gip Raffaella Mascarino.

"Grazie anche all'interscambio info-investigativo con i funzionari dell'ufficio europeo per la lotta antifrode - scrive in una nota il procuratore capo di Milano, Francesco Greco - gli investigatori hanno completato gli accertamenti, anche di natura finanziaria, sulla gestione illecita delle risorse pubbliche assegnate dal Parlamento Europeo alla Lara Comi, ricostruendo le condotte criminose poste in essere dagli indagati, e quantificando puntualmente gli importi illecitamente percepiti".

L'ufficio antifrode aveva ricevuto una segnalazione anonma nel mese di febbraio del 2019, quando stava per scadere il mandato decennale di eurodeputata per la Comi. L'esponente di Forza Italia avrebbe intascato parte del compenso dovuto a due suoi ex assistenti: 422 mila euro per la prima, che aveva lavorato con la Comi dal 2010 al 2015, e 104 mila euro per il secondo.

Tra gli indagati, insieme all'ex parlamentare, Gianfranco Bernieri, che si occupava di ricevere dal Parlamento Europeo il denaro da "girare" agli assistenti parlamentari. Secondo la ricostruzione dei magistrati, Bernieri avrebbe invece "girato" il compenso destinato al secondo assistente, Giovanni Enrico Sala, anch'egli indagato, a Lara Comi e al padre Renato, non indagato; la parlamentare avrebbe poi pagato Sala, dandogli meno del dovuto.

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