Milano in ginocchio e sommersa, Indovino (Pd): «Quanto bisogna essere ottusi per non volere le vasche?»

Nei giorni scorsi sono partiti i lavori per le vasche di laminazione, che dovranno contenere gli allagamenti a Niguarda, dopo anni di contrasti. Nel frattempo, Milano è sommersa dall'acqua: fiumi saliti di 3 metri in mezz'ora

Nell'ennesimo giorno nero per Milano, con un nubifragio che ha messo in ginocchio l'intera città (non solo Niguarda), la domanda è sempre la stessa: è evitabile tutto questo? Perchè sebbene qualcosa si stia muovendo, la cronaca di temporali simili è perennemente la medesima da anni, con un canovaccio ben preciso: allerta meteo, soglia superata, un intero quartiere sommerso, cantine devastate, città ferma con code di auto chilometriche. L'acqua del Seveso che sgorga dagli sfoghi con inquietanti cascatelle è ormai un'immagine ricorrente, e un incubo, di migliaia di residenti.  

Difficile che sia l'ultima volta. Eppure un passo veloce verso una possibile soluzione dovrebbe essere stato fatto. Sono ufficialmente partiti lunedì mattina, infatti, dopo mesi e mesi di ricorsi e contro ricorsi, i lavori di costruzione della vasca di contenimento delle piene del Seveso all'interno del Parco Nord, che servirà - insieme ad altre tre strutture simili - per cercare di ridurre al minimo le possibilità di esondazione del torrente in caso di piogge abbondanti. L'ok indiretto era arrivato nelle scorse ore, quando il tribunale Superiore delle Acque Pubbliche aveva bocciato la richiesta cautelare di sospensione dei lavori presentata dal comitato "No vasca" di Bresso, da sempre contrario all'opera che sorgerebbe nel territorio comunale di Milano, ma a pochissima distanza dal condominio di via Papa Giovanni XXIII a Bresso. Ottenuta la vittoria in aula, palazzo Marino ha deciso di partire immediatamente e lunedì mattina è stato aperto il cantiere. 

"Io non so come si possa pensare che questo possa essere meglio di quattro vasche di laminazione - va giù duro Stefano Indovino, capogruppo Pd in Municipio 9 -. Torno ora a casa dopo 3 ore passate nell’acqua, piedi bagnati, jeans da buttare. La corrente oggi era davvero forte. Quanto bisogna essere ottusi per non capirlo? Davvero qualcuno pensa che si possano barattare altri dieci anni di esondazioni per salvare un’area del Parco, peraltro compensata con aree vaste tre volte tanto? Non c’è più tempo da perdere. Avanti tutta con il piano dell’Agenzia che gestisce il bacino idrico del Po, avanti con i cantieri, avanti con i bandi".

"Questi quartieri meritano rispetto. Non vogliamo aspettare che ci scappi il morto per poi piangere lacrime di coccodrillo. Lavoriamo da anni per evitare che questo accada lottando contro chi non ha idea dell’ansia, le paure, il fastidio, la rabbia generati da questa situazione. Io finché potrò andrò avanti. Qualcuno mi accusa di cercare voti. Io dico che ho preso un impegno dal 2011 e costi quel che costi lo porterò a termine - prosegue -. Non per consenso elettorale. Ma per il bene dei quartieri in cui sono cresciuto e vivo".

Poi la critica sull'intervento, tardivo, delle forze dell'ordine: "Lo so. Questa volta MM e polizia locale non sono intervenuti tempestivamente. Lavoreremo perché questo non accada più. Con allerta arancione non bisogna aspettare per muoversi la prima soglia di allerta. Anche perché oggi l’onda di piena è cresciuta di un metro ogni dieci minuti. Sul piano di emergenza non si possono fare passi indietro". 

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L'assessore comunale alla Mobilità, Marco Granelli, rincara la dose: "I fiumi sono saliti di tre metri in mezz'ora". "Dobbiamo avere la soluzione del piano vasche - sottolinea Granelli - dobbiamo accelerare: abbiamo aperto il cantiere a Milano, abbiamo due gare in corso, dobbiamo essere il più veloci possibile per una risposta strutturale, Milano non può attendere". Che sia davvero la volta buona?

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