Venerdì, 22 Ottobre 2021
Politica

La Regione invita i dipendenti a promuovere sui social le iniziative del Pirellone. La Cgil: "Iniziativa pericolosa"

"Riteniamo che sia una scelta discutibile e rischiosa: rischia di ledere la libertà di opinione delle lavoratrici e dei lavoratori, invadendone la sfera privata e del tempo libero", dichiara Lucilla Pirovano, coordinatrice Fp Cgil Lombardia

Nel Piano di Comunicazione e Promozione 2020 di Regione Lombardia, nel paragrafo sul modello organizzativo (a p.7) c’è scritto che “in generale si lavorerà per favorire l’engagement e il coinvolgimento dei dipendenti (a partire dall’uso dei loro canali social, LinkedIn in primis) come potenziali divulgatori e promotori delle politiche regionali”.

Lo segnalano i sindacati, paventando problemi per questa modalità di "comunicazione". “Riteniamo che sia una scelta discutibile e rischiosa: rischia di ledere la libertà di opinione delle lavoratrici e dei lavoratori, invadendone la sfera privata e del tempo libero - dichiara Lucilla Pirovano, coordinatrice Fp (Funzione pubblica) Cgil Lombardia in una nota delle scorse ore -. Si confonde il ruolo dei dipendenti della pubblica amministrazione, considerandoli dipendenti di una maggioranza pro tempore. Non vorremmo mai che la disponibilità a fare propaganda politica per chi è alla guida della Giunta diventi elemento di discrimine tra lavoratori. Approfondiremo la questione - aggiunge Pirovano - e chiederemo ai responsabili della Giunta regionale le dovute spiegazioni a tutela dei quasi 3000 dipendenti dell’ente”.

“Nei giorni scorsi abbiamo lanciato il tema sulla nostra pagina Facebook e i commenti ricevuti da lavoratrici e lavoratori - da quanto sappiamo ancora non avvertiti dall’amministrazione - esprimono stupore e malcontento - afferma Manuela Vanoli, segretaria generale Fp Cgil Lombardia -. Questa scelta di Regione a nostro avviso è preoccupante: un conto è far usare ai dipendenti un profilo istituzionale per il ruolo che agiscono nell’ente, altro è invitarli all’uso dei loro canali social privati. Non vorremmo peraltro che questa strategia comunicativa facesse da apripista a decisioni simili da parte delle altre pubbliche amministrazioni che per ben funzionare hanno bisogno di sufficiente personale formato, aggiornato e motivato e sotto una indebita pressione. Figuriamoci se poi un domani queste pratiche comunicative fossero legate a progetti obiettivo. Il passo potrebbe essere breve”, conclude lo scritto del sindacato. 

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