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Indagini sul bando del Padiglione Italia

Indagini sul bando del Padiglione Italia

Padiglione Italia, si indaga su un funzionario pubblico ancora ignoto

I magistrati fiorentini fanno luce sul bando con l'ipotesi della turbativa d'asta

Dopo l'indagine che ha "travolto" il super manager pubblico Ettore Incalza, un suo collaboratore e due imprenditori, si fa luce sull'appalto per Palazzo Italia, di Expo 2015, che faceva parte delle "grandi opere" su cui l'indagine fiorentina ha messo mano. Turbativa d'asta, è l'ipotesi accusatoria. Risultano indagati, per questo filone, l'ex responsabile del padiglione Antonio Acerbo, già arrestato da tempo, poi Stefano Perotti, l'ex assessore comunale Giacomo Beretta, gli imprenditori Attilio e Luca Navarra, l'ex facility manager del padiglione Andrea Castellotti e l'ingegnere Alessandro Paglia.

Ma oltre a loro c'è anche un ignoto, "difficile da identificare" secondo quanto scrive il gip fiorentino, di cui però è certo che si tratti di un pubblico ufficiale.

I magistrati di Firenze sono certi che l'appalto fosse pilotato. Hanno in mano intercettazioni a loro dire chiarissime. Tra cui una telefonata del 20 ottobre 2013 (il bando sarà aggiudicato il 18 novembre). Castellotti comunica a Perotti di tenersi pronto per l'appalto e prosegue che non è sicuro, però, che si tratti di Italiana Costruzioni (come poi effettivamente sarà), per conto di cui Perotti - come professionista - potrebbe diventare direttore dei lavori. E aggiunge che il giorno seguente "andrà alla fonte": per gli investigatori si tratta di chi ha in mano tutta l'architettura della turbativa d'asta. Un pubblico ufficiale, a cui bisogna però dare un nome.

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