Milano ricorderà Enzo Tortora con una targa: il sì del consiglio comunale

Il giornalista abitò a lungo in via dei Piatti, dove scontò anche i domiciliari prima di essere assolto in Appello e in Cassazione

Enzo Tortora a Milano, appena eletto eurodeputato (foto Ansa)

Il palazzo di via dei Piatti 8, in zona Missori, avrà una targa in ricordo di quello che fu un suo illustre inquilino, il giornalista Enzo Tortora. Una mozione in tal senso, presentata da Alessandro De Chirico di Forza Italia e "ispirata" dall'associazione per l'iniziativa radicale "Myriam Cazzavillan", è stata approvata lunedì 30 settembre dal consiglio comunale di Milano all'unanimità, con 33 voti favorevoli.

La mozione "giaceva" in consiglio da un anno e finora non era stata calendarizzata. Ad accelerare i tempi ha aiutato un appello firmato tra gli altri da Raffaele Della Valle, avvocato di Tortora e suo amico, Claudio Martelli, ex ministro della Giustizia, e Luigi Pagano, ex provveditore dell'amministrazione penitenziaria in Lombardia.

«Sono passati decenni dalla morte di Enzo Tortora - ha commentato De Chirico dopo il voto - e purtroppo il suo sacrificio non sembra aver sortito effetto. Le carceri italiane già condannate dalla Corte Europea dei diritti dell'uomo sono sovraffollate nonostante la condanna per tortura del nostro paese con la sentenza Torreggiani, i processi hanno durata insopportabile (e lo saranno di più con la abolizione della prescrizione voluta dal ministro Bonafede) e per questo allontana gli investimenti esteri dall’Italia. La riforma della giustizia che Tortora ha chiesto vincendo anche il referendum del 1987 non è mai stata fatta. Spero che, come chiesto dalla sua compagna Francesca Scopelliti, si possa fare la cerimonia il prossimo 18 maggio, in occasione del 31simo anniversario della morte avvenuta proprio nel suo domicilio. Quella targa servirà a ricordarci dei tanti Tortora di oggi che sono vittime di ingiustizia».

«A Milano è già stato intitolato un Largo Enzo Tortora, ma da quello stabile Tortora condusse agli arresti domiciliari le battaglie sulla giustizia giusta e per le elezioni al parlamento europeo con il Partito Radicale, prima di essere definitivamente assolto», ha commentato l'assessore alla partecipazione Lorenzo Lipparini, esponente di Radicali Italiani e di +Europa ed ex segretario dell'associazione "Enzo Tortora Radicali Milano".

L'arresto e le accuse dei pentiti

Genovese di nascita, Tortora divenne famoso per la conduzione de La Domenica Sportiva e poi per l'ideazione e la conduzione di Portobello. Iscritto al Partito Liberale, di cui era dirigente, il popolare presentatore televisivo fu arrestato il 17 giugno 1983, accusato di associazione camorristica e traffico di droga. Liberato nel mese di gennaio del 1984, fu condannato a settembre 1985 a 10 anni di reclusione. Le accuse si basarono sulle dichiarazioni di pentiti di camorra e presunti testimoni. Con Tortora vennero arrestate centinaia di persone in una maxi-retata che coinvolse mezza Italia.

L'elezione al PE, l'assoluzione e la morte

Nel giugno del 1984, mentre era agli arresti domiciliari, si candidò al Parlamento Europeo nelle liste del Partito Radicale venendo eletto nella circoscrizione Nord-Occidentale con più di 132 mila voti di preferenza. Questo gli valse la completa liberazione. Ma, dopo la condanna, si dimise da europarlamentare e tornò ai domiciliari rinunciando alla prrescrizione. Un anno dopo la condanna in primo grado, nel settembre del 1986, fu assolto dalla Corte d'Appello e poi anche dalla Cassazione nel 1987. Morì il 18 giugno 1988, a quasi 60 anni.

Dopo l'assoluzione in Cassazione, con Tortora ancora vivo, nel 1987 gli italiani votarono un referendum per introdurre la responsabilità civile dei magistrati che fu approvato con oltre l'80% di "sì", anche se una vera e propria responsabilità civile per chi amministra la giustizia non venne mai realmente introdotta nel nostro Paese. Il "caso Tortora" divenne ed è ancora emblematico e simbolico della "malagiustizia" in Italia. 

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