Fondi Lega per spese personali: Umberto e Renzo Bossi sono salvi

L'Appello stabilisce il non luogo a procedere perché la Lega aveva querelato solo l'ex tesoriere Belsito

Umberto e Renzo Bossi

Non si procederà per appropriazione indebita contro Umberto e Renzo Bossi, rispettivamente ex segretario della Lega Nord ed ex consigliere regionale della Lombardia nonché figlio del primo. E' quanto ha disposto la Corte d'Appello di Milano dopo avere rideterminato a un anno e 8 mesi (più 750 euro di multa) la condanna all'ex tesoriere della Lega Francesco Belsito (con pena sospesa). 

La Lega infatti aveva presentato querela nei confronti di Belsito, ma non di Bossi senior e junior. Il sostituto procuratore generale Maria Pia Gualtieri, chiedendo il rinvio a giudizio per i Bossi, aveva invece ritenuto che la querela contro Belsito andasse necessariamente estesa anche a loro in quanto vi sarebbe stato "un unico disegno criminale".

Querela comunque necessaria perché, in base alla recente riforma del codice penale voluta dall'ex ministro della Giustizia Andrea Orlando, il reato di appropriazione indebita è perseguibile, appunto, soltanto su querela e non più d'ufficio. La vicenda riguarda il denaro della Lega Nord che Belsito, in quanto tesoriere, avrebbe utilizzato anche per spese private della famiglia Bossi.

Per l'accusa, tra il 2009 e il 2011 l'ex leader del Carroccio avrebbe speso 208 mila euro di fondi del partito, mentre il figlio 145 mila euro. Tra questi ultimi ci sarebbe stata la famosa laurea in Albania, sempre contestata dalla difesa del Trota. Quanto alle spese private, sempre secondo la difesa non erano ascrivibili a Renzo Bossi. Le auto, ad esempio, erano nel parco macchine del partito e non sue proprie.

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La difesa di Belsito, infine, ha chiesto (invano) l'assoluzione invocando il fatto che il tesoriere ricevesse semplicemente ordini e che avesse comunque bene amministrato le casse leghiste, lasciando 49 milioni di euro grazie a investimenti proficui.

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