Fiume Seveso: l'assessore "licenziato in tronco" perché contrario alle vasche

Quando il Pd di Senago si spaccò in diretta sull'adozione o meno delle vasche di laminazione nel Piano di governo del territorio

Rendering delle vasche di laminazione a Senago

"Licenziato in diretta dal sindaco perché contrario alle vasche di laminazione". E' la denuncia di Luca Palazzolo, ex assessore di Senago in quota Partito democratico, che a distanza di quasi un anno ricorda il suo (breve) mandato di assessore con delega, tra l'altro, alle politiche ambientali. Nominato a settembre 2013, "cacciato" dal sindaco durante il consiglio comunale del 17 dicembre 2013 (da 3h 10' a 3h 50' circa) in cui si discuteva l'adozione del Piano di governo del territorio.

Vasche di laminazione, Senago. Parole immediatamente ricondotte alle piene (e alle esondazioni) del fiume Seveso, che nel 2014 hanno messo più volte in ginocchio la città di Milano. Luglio, agosto e poi ancora 12 e 15 novembre. Strade allagate (le ultime tre volte anche il quartiere Isola), danni ingentissimi, caos in molti quartieri cittadini. Le vasche (grandi contenitori in grado di raccogliere le acque del fiume, a monte di Milano, in caso di piena) sono un progetto ormai non più così recente. Tanto che, appunto, a Senago e nel Nord Milano se ne parla da parecchio tempo. Dopo l'estate 2014 sono arrivati gli ultimi stanziamenti e ora sembra tutto pronto per iniziare i lavori.

Nell'hinterland nord, però, quasi nessuno le vuole. Primo, perché dal punto di vista ambientale si tratta di opere piuttosto invasive. Secondo, perché alcuni affermano che non basterebbero a evitare l'esondazione a Niguarda del Seveso, soprattutto in caso di forte pioggia tra Bresso e Milano, prima che il Seveso scenda sottoterra ma dopo le vasche stesse, ma anche per la possibilità che le vasche stesse si saturino rendendosi di fatto inutili a impedire esondazioni.

La giunta di Senago, però, nel dicembre 2013 stava per adottare le vasche nel Piano di governo del territorio, "obbligata" dalla Regione che le aveva già inserite nel piano regionale. Il centrosinistra senaghese, primo tra tutti il Pd, aveva quindi scelto di aderire alla posizione del partito regionale, favorevole alle vasche.

Luca Palazzolo non era d'accordo e aveva inviato - qualche giorno prima del consiglio comunale - al sindaco una lettera per chiedergli di soprassedere. Lettera firmata anche dal vicesindaco Maria Interdonato. Il Pgt ha due fasi: adozione e approvazione. In mezzo, le osservazioni che - nella seconda fase - possono essere recepite o no. In quel momento si era nella prima fase, quella di adozione.

Palazzolo e la Interdonato erano consapevoli che la Regione avrebbe inviato un'osservazione vincolante al comune di Senago per obbligarlo a recepire le vasche nel Pgt, ma chiedevano che il consiglio comunale, nella fase di adozione, non le inserisse. Come a dire: non siamo noi a metterle nel Pgt, è la Regione che ci costringerà a farlo. Motivo dell'iniziativa, far sì che il consiglio comunale apparisse un organo che ascolta le voci del territorio, in gran parte preoccupate dall'opera in procinto di realizzazione. "Questa fase di disobbedienza alle prescrizioni della Regione sarebbe stata il primo step per i ricorsi successivi", fa notare ora Palazzolo, ricordando anche che il consiglio comunale aveva approvato all'unanimità ordini del giorno in cui si chiedeva che si facesse di tutto affinché le vasche non venissero realizzate sul territorio comunale.

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Risultato: prima la dura replica di un consigliere di maggioranza, poi quella del sindaco Lucio Fois: "Avendo reso pubblica una presa di posizione personale, è chiaro che viene meno il rapporto fiduciario. Da questo momento, per me, gli assessori Palazzolo e Interdonato decadono dal proprio incarico amministrativo. Saranno le forze politiche che mi sostengono a decidere se andrò avanti come sindaco", ha affermato licenziando di fatto "in diretta" i due assessori "disobbedienti".

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