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Martedì, 16 Aprile 2024
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La casa del Manzoni a Milano: nel 1813 fu acquistata per 107mila lire

Renzo e Lucia, la monaca di Monza, l’Innominato, la Milano della peste presero volto e parola al piano terreno di via Morone

Alessandro Manzoni, considerato uno dei maggiori scrittori di tutti i tempi per il suo celebre romanzo I promessi sposi, caposaldo della letteratura italiana, ha vissuto nella sua lunga esistenza in molte case, ma l’unica che possa essere considerata veramente sua è quella di via Morone 1 a Milano.

Dopo il matrimonio con Enrichetta Blondel (1808) e la nascita di Giulietta, lasciando quasi definitivamente Parigi, nel 1810 la famiglia Manzoni trova una provvisoria sistemazione in via San Vito al Carobbio n. 3883, e poi una più gradita ospitalità nel palazzo Beccaria, al 6 (allora n. 1571) di via Brera: qui, dove era nata Giulia, il 21 luglio 1813 nacque il secondogenito Pietro.

L'acquisto del Manzoni

La famiglia, nei progetti sempre più numerosa, e il desiderio di una dimora stabile in città, spinsero Alessandro Manzoni ad acquistare un palazzetto in contrada del Morone all’angolo con piazza Belgioioso, chiamata di San Martino in Nosiggia, nome della chiesa da poco lì demolita. Il palazzo, di proprietà di don Alberico de Felber, fu acquistato il 2 ottobre 1813 al prezzo di L. 107.000. Donna Giulia Beccaria, in una lettera allo zio Michele de Blasco del 26 luglio 1814, espresse la sua piena soddisfazione per la scelta fatta: "Ci troviamo contentissimi della nostra nuova casa per l’aspetto veramente felice, sì nello inverno che nella state". 

Tra le ragioni vincenti per la scelta della casa De Felber vi era anche la sua collocazione al centro della città. Il cerchio familiare era garantito dalla vicinanza dei pochi veri amici: Federico Confalonieri e Silvio Pellico in via Monte di Pietà, il Porta e i Verri in via Monte Napoleone, Vincenzo Monti in via Brera. A pochi passi sorgevano la Biblioteca Ambrosiana, la Braidense, il Gabinetto Numismatico diretto dall’amico Gaetano Cattaneo, le librerie di Santa Margherita e della Contrada dei Servi. Una centralità topografica che permetteva di unire le esigenze dello studioso alle istanze affettive.

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Giulia, ben consapevole di questo privilegio, alcuni anni dopo, quando la tentazione di ritornare a vivere a Parigi si fece pressante, e le ristrettezze economiche suggerivano la vendita della villa di Brusuglio e della stessa casa di via Morone, si raccomandava al fratello (da Parigi, 4 gennaio 1820): "Fa tu fa tu fa tu, ma ti avverto che devi assumerti di cercarci poi a suo tempo un appartamento ne’ tuoi e nostri contorni, non voglio dipartirmi da quel cerchio magico, ricordatene ben". Subito dopo (13 marzo 1820) si trasforma però in progettista-restauratrice, sottoponendo al fratello il piano degli impegnativi lavori: "Io tengo la casa di Milano e ti prego di rivedere la mia lettera antecedente dove accennai tanti accomodamenti per vedere di fare la scelta degli indispensabili e da farsi sul momento".

Molti lavori vennero eseguiti, altri dilazionati, ma via via negli anni la casa prendeva forma secondo i bisogni di una famiglia di dodici membri: Giulia, Enrichetta e Alessandro con le loro esigenze diverse, nove figli di varie età: mentre Giulietta era già una ragazza “da marito” ammessa alle conversazioni “dei grandi”, Filippo e Matilde, gli ultimi nati, avevano ancora bisogno della bonne. Le numerose stanze, dislocate su tre piani, offrivano un comodo alloggio anche alla servitù e un’ospitalità accogliente agli amici. A Manzoni è riservata una stanza che guarda al giardino, appartata, dove potersi ritirare a leggere, meditare, scrivere.

Proprio questa stanza sarà un luogo perfetto dove ricevere gli amici intimi e gli ospiti illustri che negli anni a venire, con l’aumentare della fama dei Promessi sposi, diventeranno sempre più numerosi e frequenti. Mentre Renzo, Lucia, la monaca di Monza, l’Innominato, la Milano della peste prendono volto e parola al piano terreno, al primo si svolge la vita quotidiana dei familiari: Giulia sovrintende, Enrichetta si occupa dell’educazione dei figli, entrambe collaborano a mantenere la casa accogliente e festosa. 

La casa dopo la morte del Manzoni

Dopo la sua morte la casa venne posta in vendita dagli eredi al prezzo di L. 280.150. Fu acquistata dal conte Bernardo Arnaboldi Gazzaniga, il quale, rispettoso delle memorie manzoniane, permise la visita allo studio e alla camera da letto nell’anniversario dell’«Illustre Defunto». Nel 1919 la casa passò ad Attilio Villa e nel 1922 ai fratelli Dubini. Nel 1937, divenuta proprietà della Cassa di Risparmio delle Provincie Lombarde, fu da questa donata al Comune di Milano purché fosse destinata in uso perpetuo ed esclusivo al Centro Nazionale Studi Manzoniani. In data 20 marzo 1941 il fabbricato venne passato dal Centro, che ne manteneva perpetuo e completo usufrutto, in proprietà al Comune di Milano. Il Centro trovava però la casa in parte alterata dalle successive proprietà, che avevano modificata la distribuzione e la destinazione dei locali.  Sotto la guida dell’allora conservatore Marino Parenti vennero avviati i lavori di ripristino per riportare la casa nelle condizioni in cui si trovava alla morte di Manzoni. I lavori di restauro vennero interrotti per le vicende della Seconda guerra Mondiale; furono poi ripresi e completati negli anni ’60 quando, il 15 dicembre 1965, venne inaugurato il Museo Manzoniano. 

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Il Museo

Il Museo Manzoniano è stato ripensato con un taglio scientifico nuovo, secondo i più aggiornati orientamenti museologici e museografici, grazie al contributo del Consiglio Direttivo e del Comitato Consultivo di Casa Manzoni e sotto la supervisione del professor Fernando Mazzocca.  Il percorso museale, allestito da Michele De Lucchi, propone una visita di Casa Manzoni in dieci sezioni, che ripercorrono, attraverso gli arredi e le opere d'arte esposte nelle sale, diversi itinerari nella vita e nell'opera dello scrittore. Dalla famiglia ai ritratti, dai paesaggi del romanzo alla sua passione per la botanica, dagli amici agli scrittori che lo presero a modello, dalla camera da letto – restata quale la lasciò – allo studio in cui nacquero i Promessi Sposi.

Il restauro

A cinquant’anni dall’apertura del Museo Manzoniano, in concomitanza di Expo 2015, Casa Manzoni si ripresenta al pubblico in una veste totalmente rinnovata, sulla base di un progetto elaborato dallo Studio De Lucchi. Il restauro, sostenuto da Intesa Sanpaolo in convenzione con il Centro Nazionale Studi Manzoniani, si è articolato in una complessa serie di operazioni, svolte in tempi estremamente rapidi, fra la primavera e l’autunno del 2015.

Vari i fattori che hanno garantito il risultato. In primo luogo, l’elevato numero di persone coinvolte. Hanno partecipato al cantiere 15 specialisti (9 donne e 6 uomini), tutti giovani – l’età media si aggira sui 30 anni – assunti a tempo indeterminato dalla società incaricata dei lavori. Il restauro, che ha previsto interventi su 5.800 mq di superfici interne (di cui 1.600 mq di decorazioni), oltre 300 mq di soffittature lignee a cassettoni, 250 mq di pavimentazioni storiche e 1.400 mq di facciate, ha comportato l’impiego di oltre 12.000 ore di lavoro.

Orari e biglietti del Museo

Dal martedì al venerdì, dalle 10 alle 18 (ultimo ingresso ore 17.15).
Sabato dalle 14 alle 18 (ultimo ingresso ore 17.15).
Eventuali aperture straordinarie saranno pubblicate di volta in volta sul sito.

Intero 8 euro
Ridotto 5 euro per studenti 7 - 25 anni e over 65
Scolastico 4 euro
Gratuito bambini 0 -6 anni, guide turistiche abilitate con tesserino, disabili con accompagnatore
Visite guidate 40 euro a gruppo (max 20 persone)

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