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Buon 8 marzo

Via Privata Stefanardo da Vimercate, 14 · Gorla

Buon 8 Marzo Roba da non credere, se andate a visitare il sito https://www.icspini.net/ dell’istituto comprensivo statale Paolo e Larissa Pini, una scuola situata tra viale Monza e a due passi da via Padova, troverete un qualcosa a dir poco di unico e spettacolare: un magazine digitale sull’educazione della prevenzione della violenza di genere, il primo magazine con questa tematica in Italia realizzato da bambini di scuola elementare. La sorpresa è che se pensate che i contenuti possono essere fruibili solo dai bambini vi sbagliate. Leggendo scoprirete la profondità delle loro osservazioni in grado di lasciare stupiti gli stessi adulti. Sono gli alunni del progetto “Io Valgo” fondato e coordinato dalla Dott.ssa Maria Amantea, docente e criminologa. La rivista più unica che rara “ Buon 8 Marzo” mette in risalto il percorso di attività concrete: lettere inviate a presidi con cui chiedono un gemellaggio, ad un rettore universitario, ci sono poesie e pensieri sull’amore, sulle relazioni sbagliate; spiegano cos’è la coerenza e come individuare un manipolatore, enunciano proverbi sessisti, senza dimenticare la responsabilità dei social in merito al linguaggio comunicativo…Scorrendo le pagine di questa rivista piuttosto corposa (90 pagine) si scopre che la rivista è a carattere nazionale. E’ frutto di una collaborazione digitale con altri istituti : l’istituto “Cappuccini”di Brindisi, il liceo Moscati di Grottaglie e Sant Alessandra di Rosolini(S.R.) ecc. Come ci siano riusciti in quest’epoca storica, con tutti i problemi che quotidianamente la scuola deve affrontare è un miracolo. Se non fosse che la scuola è situata comunque in una zona non vicino dal centro si sarebbe potuto pensare che questo tipo di attività poteva nascere solo in contesti di elite all’avanguardia e invece è una scuola comune, speciale per un suo distaccamento che fa dell’inclusione un polo di eccellenza. Siamo rimasti piacevolmente sorpresi di come gli argomenti sono stati affrontati: professionalità, tatto e delicatezza non sono mancati, ma ancor di più di come il progetto “Io Valgo” gratuito, senza fondi, senza alcun appoggio politico sia arrivato come dicono i bambini dalle pagine dei loro quaderni a territori di altre regioni. Non c’è dubbio che il progetto poteva approdare solo in quelle scuole che non hanno timore di accogliere le “Sfide di questi tempi” che investono in formazione. Dobbiamo riconoscere che non è semplice, i libri di adozione scolastica si limitano a qualche lettura sulle pari opportunità, oltre non vanno. Si ha titubanza nell’affrontare l’argomento. Con questa rivista la fondatrice( Maria Amantea) sta dimostrando che senza termini cruenti è possibile educare alla prevenzione della violenza di genere. Bisogna avere coraggio, competenza e professionalità che sono le doti di una giovanissima dirigente Prof.ssa Delia Rosa Ruta che ha avuto la consapevolezza che la condivisione del magazine sul suo sito è già una prima alfabetizzazione culturale incisiva dell'educazione alla prevenzione della violenza di genere ch’è in grado di sviluppare competenze individuali di lettura emotiva e di comunicazione espressiva nel dare e a ricevere rispetto, costruendo e sviluppando cultura. Chi usufruisce di tale formazione non solo per i contenuti, le modalità( gemellaggio) ma anche per il fatto di essere continuativa costruisce una banca dati di autostima della memoria emotiva capace di controbilanciare le delusioni che purtroppo non sempre si riesce a risparmiare ai propri ragazzi/e. L’Alfabetizzazione del progetto”Io Valgo” si traduce nell’abilità e nell’ avere coscienza che il proprio modo di pensare, di rappresentare e di stare al mondo, varia in relazione al rispetto che si ha per se stessi, che il cambiamento non bisogna cercarlo fuori ma operarlo interiormente …nella rivista degli alunni viene riportato con il giusto termine di “BEN-ESSERE” determinato da quella nuova consapevolezza acquisita. All’interno della rivista c’è qualcos’altro del tutto singolare e innovativo: le unità didattiche dell’ insegnante Mirella Fiorani. Forse l’unica in assoluto ad aver applicato la narrazione nel coding per le finalità del progetto “Io Valgo” attraverso le “Parole gentili”; i “Calzini Spaiati” e la fiaba del “Lupo Cattivo”. La docente ha sviluppato “La mente fenomenologico-culturale” (mente narrante- voce interiore che parla e racconta- ch’è la base del processo cognitivo e contribuisce alla realizzazione del Sé, dell’identità proiettata all’esterno e percepita dagli altri) ma anche La mente computazionale-elaborativa che perfeziona le informazioni. E’ la mente che decontestualizza e argomenta. La narrazione nel coding consente alle due menti di creare circolarità e quindi sviluppare una mente culturale. La scuola Paolo e Larissa Pini è sicuramente una di quelle scuole che sorprende piacevolmente.

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