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CORONAVIRUS: un bilancio tragicomico delle prime due settimane

"Mettendo da parte le considerazioni di carattere sia scientifico che economico, poichè le stesse necessiterebbero di competenze tecniche diverse dall’opinionismo dilagante - purtroppo non solo nei salotti televisivi -, possiamo però concederci - in quanto esseri umani - di fare alcune riflessioni sull’impatto generato dall’attuale emergenza sanitaria sulla nostra vita quotidiana. Da circa due settimane, come è noto, l’Italia è stata messa a dura prova a causa di numerosi contagi da Covid-19 lungo tutta la penisola. Ebbene, mentre lo Stato si affanna nel tentativo di fronteggiare la baraonda economico-sanitaria (nella speranza che questo non sia solo il preludio della fine del mondo frutto di un mero errore di 8 anni nel calcolo dei Maya), si è da più parti ribadita l’importanza della collaborazione da parte dei singoli individui. Precisamente, a fornire un vademecum sul comportamento del cittadino modello ai tempi del coronavirus ci ha pensato il Ministero della salute. Così, se da un lato sono state sgretolate le convinzioni di chi riteneva di essere al sicuro indossando ripetutamente una mascherina usa e getta (che risulta quindi essere una coperta di Linus dall’effetto dannoso più che placebo a causa del coacervo di microorganismi che si vanno ad annidare al suo interno), dall’altro lato queste raccomandazioni ci hanno fornito una lezione di buone maniere e igiene di base di cui probabilmente non avevamo bisogno. … O forse si? A chi non è mai capitato di trovarsi davanti a qualcuno - preferibilmente sui mezzi pubblici nell’ora di punta - che gli starnutisca o tossisca in pieno volto come se fosse la cosa più naturale del mondo? E ancora, chi non ha mai giudicato un collega che sgranocchia uno snack al bar, magari dopo una riunione - con strette di mano, scambio di documenti e passaggio di denaro annessi - senza aver prima accuratamente lavato le mani sfregandole in tutte le direzioni del piano sagittale, frontale e trasversale per almeno 1 minuto? Insomma siamo passati dal «… ma si, mi faccio gli anticorpi!» a «… hai un po’ di amuchina?!» in pochi giorni! Ci è stato detto, inoltre, di fare smartworking ove possibile e abbiamo così potuto confermare che il datore di lavoro medio, in Italia, ha più paura di non poter verificare esattamente a che ora accende/spegne il pc il suo dipendente che di avere lo stesso dipendente inchiodato al pc per le canoniche e consecutive 8 ore di ufficio con una minore produttività e un maggiore rischio di contagio. Un’ultima riflessione la potremmo fare su alcune notizie susseguitesi in questi giorni che ci forniscono uno spaccato dell’attuale paradigma sociale sul quale, tuttavia, è difficile essere altrettanto ironici. Qualche esempio? Mascherine e amuchina vendute a prezzi rincarati rispettivamente del 6.000 % e del 700 % (tanto da aver portato all’apertura di un’indagine per reati dalla truffa all’aggiotaggio). Assalto ai generi alimentari. Agguati razzisti a gente colpevole di avere gli occhi a mandorla. Gente in quarantena che scappa per andare a sciare. Quindi no, probabilmente non siamo ancora diventati cittadini modello nonostante l’esortazione dai piani alti. Magari non è neppure necessario, né realistico. Forse, però, potremmo tentare di diventare almeno persone migliori. Come? Innanzitutto, potremmo provare a pensare e agire guidati dal buon senso invece che dal becero opinionismo, dalla razionalità invece che dalla psicosi, dall’empatia invece che dall’odio. Perché ammesso che si possa cercare una soluzione alternativa a quelle drastiche messe in atto dalla poco democratica Cina, sarebbe utile ricordare che la democrazia, oltre ad essere un nostro diritto costituzionalmente garantito, ci ha consentito di vivere in condizioni tali da sviluppare una maggiore consapevolezza verso alcuni imperativi morali ai quali tutti, quindi, dovremmo sentirci in dovere di adempiere".

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