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Indagine civica di Cittadinanzattiva sull’approvvigionamento delle dosi di vaccino antinfluenzale e anti-pneumococcico. REGIONE LOMBARDIA: ASSENTE!

Via Rivoli, 4 · Porta Volta

Sapevamo già che Regione Lombardia non avrebbe collaborato all’indagine civica sull'approvvigionamento dei vaccini (antinfluenzale e anti-pneumococcico) condotta dalla nostra associazione, a livello nazionale, attraverso lo strumento dell'accesso civico generalizzato (noto come Foia italiano). Lo si sapeva perché già il 18 giugno scorso la segreteria regionale di Cittadinanzattiva Lombardia, con il solito spirito di collaborazione che ci contraddistingue e in linea con il principio di sussidiarietà, aveva trasmesso -via pec- alla DG Welfare (e per conoscenza all’Unità Organizzativa Prevenzione) una comunicazione che, partendo da una doverosa manifestazione di gratitudine verso tutti coloro -operatori sanitari in primis- che hanno speso le loro energie migliori per far fronte all’emergenza Covid-19, vedeva, per l’immediato futuro, nell’adozione di una efficace ed efficiente politica vaccinale, un tassello fondamentale per assicurare ai cittadini lombardi quella protezione, sicurezza e promozione della salute di cui hanno diritto. “Nella comunicazione, dichiara Liberata Dell’Arciprete, segretario regionale di Cittadinanzattiva, si auspicava fosse avviata, nel minor tempo possibile, una puntuale programmazione regionale al fine di: 1. approntare una stima aggiornata del fabbisogno; 2. completare in tempi stretti tutte le procedure pubbliche di approvvigionamento di concerto con il Ministero; 3. garantire uno sforzo di programmazione, con provvedimenti che potessero assicurare un efficiente svolgimento della prossima campagna vaccinale, che tenesse conto della sostenibilità organizzativa e logistica delle operazioni vaccinali in tempo di pandemia. Ci riferivamo, per esempio, alla ricerca di spazi idonei, al governo della sicurezza dei flussi, all’individuazione di sufficiente personale dedicato, nonché all’auspicabile identificazione di forme alternative di erogazione della prestazione vaccinale per esempio nelle Farmacie; 4. aumentare, anche con provvedimenti ad hoc - alcune Regioni si erano già distinte in questo - la copertura vaccinale degli operatori sanitari, ancora troppo bassa; 5. aumentare, con provvedimenti ad hoc e campagne di sensibilizzazione dedicate, in collaborazione con le associazioni dei pazienti, la copertura vaccinale dei pazienti cronici e fragili; 6. avviare, auspicabilmente di concerto con le associazioni civiche e di pazienti, campagne di informazione e sensibilizzazione rivolte ai cittadini lombardi che anche in tempi di emergenza si sono dimostrati, quando coinvolti, responsabili, collaborativi e solidali”. A quella comunicazione nessun cenno di riscontro, se non la risposta automatica del sistema pec di accettazione e di conferma. Abbiamo sperato fino all’ultimo, prosegue Dell’Arciprete, che la mancata risposta alla nostra del 18 giugno, potesse essere in qualche modo “colmata” (forzando un po’ il concetto) con la risposta da parte di Regione alla richiesta di accesso civico generalizzato inviata lo scorso 3 settembre che a norma di legge (d.lgs. 25 maggio 2016 che Regione Lombardia ha recepito con la deliberazione n°X/7251) avevamo il diritto di ricevere entro il 3 di ottobre, ma abbiamo tenuto conto anche delle risposte giunte fino al 7 ottobre. E invece niente, nell’elenco delle 10 Regioni che hanno risposto (Abruzzo, Campania, Emilia Romagna, Lazio, Marche, Puglia, Sicilia, Toscana, Umbria, Valle d’Aosta) la Lombardia: assente. Neppure un minimo cenno, nonostante nell’allegato A della delibera regionale di attuazione del d.lgs. 25 maggio 2016 si legga: “Si segnala, infine, che i vari riferimenti agli oneri di tempestiva collaborazione e comunicazione delle informazioni tra gli uffici nonché verso il richiedente contenuti nella presente circolare, pur nell’impossibilità di individuare a priori termini infraprocedimentali a carattere tassativo, mirano a sensibilizzare le Strutture, e in particolare il personale dirigenziale preposto, rispetto all’esigenza di gestire rapidamente e senza indugio le richieste di accesso nelle quali siano a qualsiasi titolo coinvolte, al fine di rendere effettivo l’esercizio del diritto di accesso entro l’unico termine perentorio individuato dalla legge, pari a trenta giorni dalla presentazione dell’istanza, la violazione del quale può essere causa di responsabilità dirigenziale, disciplinare ed erariale”. “Tanto rammarico, dunque conclude Liberata Dell’Arciprete, e al di là del tema specifico che, in questo caso, è quello delle politiche vaccinali, ma potrebbe anche essere quello del recupero delle prestazioni ambulatoriali e strumentali non erogate, riteniamo particolarmente grave la mancanza di ascolto e riscontro, tanto più che previsto dalla normativa vigente. Questo è il momento della responsabilità e della massima trasparenza”.

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