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InjeriAMO: evento expo in città rinviato. Motivazioni

Bastioni di Porta Venezia · Porta Venezia

Nel rispetto dell'emergenza umanitaria dei profughi del Corno d'Africa, che in questi giorni sta fortemente incidendo sulla vita sociale del quartiere di Porta Venezia, di concerto con i nostri partner è stato deciso di rinviare l'evento InjeriAMO, previsto per il 18 maggio, a data da destinarsi. Potreste fermarvi anche qui.

Ma dietro queste poche righe si cela un universo di significati difficile da decifrare: nell'ultimo mese c'è stato un incremento esponenziale della presenza di profughi provenienti dal Corno d'Africa, nella zona immediatamente adiacente alla chiesa del Lazzaretto, spazio che costituiva il cuore pulsante dell'evento. La maggior parte dei profughi vive il quartiere come un vero e proprio limbo, uno spazio di invisibilità e di illegalità legalizzata, trascorrendo la giornata in strada nell'attesa di trovare una modalità per attraversare i confini e richiedere asilo fuori dallo stato italiano, dove hanno reti di parentela, rapporti affettivi o appoggi lavorativi. Nonostante la questione abbia importanza cruciale non riteniamo opportuno approfondire le motivazioni di tale emergenza, né identificare responsabilità di tipo politico-istituzionale. Non è d'altronde il nostro compito. Senza prescindere dall'enorme rispetto verso la tematica e dal nostro sforzo teso a tutelare i diritti e la dignità umana dei profughi, ci sembra giusto focalizzare l'attenzione sugli effetti che tale emergenza ha prodotto sul quartiere di Porta Venezia, il contesto entro il quale si sviluppa l'intero progetto del gruppo Selam injera e lo spazio sociale dove avrebbe dovuto svolgersi l'evento InjeriAMO. La massiccia presenza dei profughi dal Corno d'Africa, sta incidendo fortemente sulla stabilità del quartiere: gli abitanti, i commercianti e gli habituè della zona reagiscono in modi diversi e spesso contrastanti, producendo una frammentazione all'interno del tessuto sociale di Porta Venezia. Comitati spontanei, associazioni caritatevoli e semplici cittadini (indipendentemente dalla nazione di provenienza) hanno messo in moto una vera e propria macchina umanitaria informale per tentare di tamponare l'emergenza ed offrire un primo soccorso. Allo stesso tempo, residenti e commercianti esasperati di fronte ad una palese situazione di disagio, hanno cominciato a far sentire la propria voce e a rivendicare il proprio diritto a vivere e a lavorare in una condizione di pace e sicurezza sociale.

Nel quartiere serpeggia un malcontento diffuso verso le istituzioni cittadine. L'evento InjeriAMO è stato pensato come una celebrazione delle pratiche di coabitazione quotidiana che contribuiscono a produrre una comunità di quartiere capace di andare oltre divisioni di tipo identitario. Purtroppo la situazione attuale sta indebolendo questo paradigma. La convivialità, la coabitazione quotidiana e le pratiche di condivisione vengono costantemente appannate da rappresentazioni di tipo contrastivo. Rappresentazioni che tendono a dividere lo spazio sociale in opposte fazioni, impossibilitate a riconoscersi e a farsi riconoscere come una comunità omogenea e disposta ad affrontare in maniera coesa le criticità presenti nel quartiere. La decisione di rinviare l'evento è stata molto tormentata ed ha suscitato grandi interrogativi da parte di tutti noi. Ma il rischio di celebrare una contrapposizione era troppo elevato.

Ciò avrebbe mostrato l'impossibilità di mettere in campo il paradigma della coabitazione quotidiana. Un paradigma che da oltre 40 anni regola lo spazio sociale di Porta Venezia. Sarebbe stato irrispettoso in primis verso la comunità di Porta Venezia, un magma multiculturale dalle potenzialità infinite da mostrare alla cittadinanza e da valorizzare. Ma soprattutto avremmo rischiato di fare il gioco di chi ci ha osteggiato sin dall'inizio ed ha ben altri progetti per il quartiere: progetti di gentrificazione, di "buenosairizzazione" di una delle aree più vive di Milano, dove sfarzosità e spirito popolare convivono e traggono mutuo beneficio. Per questo motivo appare urgente lavorare per ricomporre la frattura sociale all'interno del quartiere e ribadire con forza le potenzialità del quotidiano, della convivialità, della condivisione, contro i pregiudizi identitari e le divisioni "etniche" che addirittura tendono a dividere il quartiere in "bianchi" e "neri".

Continueremo ad usare l'injera, un piatto che nutre la coabitazione: lo faremo in maniera sempre più trasversale legando a doppio filo tradizione e modernità e continuando a mostrarne il potenziale sociale nel quartiere di Porta Venezia. Non si rattristi chi sosteneva il progetto, non gioisca chi remava contro. Continueremo il nostro lavoro su Porta Venezia, aprendoci alle istanze ed alle esigenze dei cittadini, delle associazioni e dei gruppi che quotidianamente vivono e si adoperano per valorizzare il quartiere. Insieme proteggeremo lo spazio di Porta Venezia da strumentalizzazioni identitarie o progetti immobiliaristi, continuando a porre l'accento sulla vocazione che ha sempre contraddistinto il quartiere: un luogo di accoglienza e scambio culturale. Il gruppo Selam Injera

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