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Corso Buenos Aires, 28 · Porta Venezia

"Gent.mo Presidente, chi le scrive è una “caregiveer” ho scoperto di esserlo circa 4 mesi fa quando il cancro è entrato prepotentemente nella mia vita familiare, pertanto oggi oltre ad essere un insegnante precaria, una mamma e una moglie ho un nuovo ruolo: occuparmi delle cure, della burocrazia e delle vicissitudini del mio giovane marito malato la cui vita è stata travolta all’improvviso da un colpo di tosse che non andava. E’ cosi improvvisamente gli eventi ci stravolgono e mentre l’unica cosa che vorresti fare è cadere in un sonno profondo promettendoti di risvegliarti quando tutto sarà risolto, ti scontri con la dura realtà delle “cose necessarie da fare”: farmaci, medici, visite, terapia, alimentazione, burocrazia, normative. Questo è ciò che fa un caregiver, stavo ancora cercando di capire quale fosse il mio piccolo ruolo in questo mondo ma il fato, il diavolo, la sfiga – la chiami come meglio crede Presidente- un ruolo me lo aveva già dato, e mentre si iniziavano le prime terapie tra ansie e dolori, in una situazione surreale gradatamente un’altra minaccia incombeva: il corona virus. “La bestia malvagia si era appena trovato un alleato”. Oggi le scrivo, mio malgrado, nella mia nuova qualità di caregiver ai tempi del corona virus, non soltanto per mio marito, ma mi sento di dire anche a nome di tutti i malati oncologici italiani, prima per ringraziarla, per le misure di contenimento messe coraggiosamente in atto da lei ancor prima che il virus dilaniasse nell’intera Europa; ma soprattutto per la tutela dei loro diritti riguardanti il periodo di comporto, che ad oggi è previsto dall’attuale normativa vigente in 180 giorni. Tutti i malati oncologici conoscono bene la quarantena e già dal paziente zero senza bisogno di atti normativi hanno irrigidito la clausura e messo in atto le misure protettive. I malati oncologi, stanno affrontando la loro battaglia con la consapevolezza che oggi il loro più grande nemico ha un alleato invisibile, il virus, ma a testa alta come solo i grandi guerrieri sanno fare, affrontano la loro guerra mantenendo un solo unico obiettivo “Riappropriarsi della loro vita”, un semplice ritorno alla normalità. Quello che auspicano tutti gli italiani il 4 maggio, per un malato oncologico è incerto e a data da destinare. Ecco il motivo della mia lettera oggi, in piena pandemia stiamo appurando come il ritorno alla normalità sia fortemente compromesso per un soggetto in salute, ma per un malato oncologico il ritorno al lavoro è un miraggio. Quello stesso lavoro che prima di ammalarsi magari era la cosa più sgradita della giornata adesso che la malattia e il corona virus hanno devastato tutti gli equilibri, è barlume di normalità oltre che sostentamento familiare. Prima della pandemia erano i trattamenti salvavita a compromettere il ritorno al lavoro adesso c’è anche un nuovo nemico invisibile che arieggia indisturbato a mettere ancor di più paura. L’attuale normativa in materia di malattia prevede un periodo di comporto massimo di 180 giorni decorsi i quali il rapporto si intende risolto. E’ evidente che la sopraggiunta emergenza sanitaria rende impensabile il ritorno al lavoro per un malato oncologico, immunodepresso, debilitato e sottoposto a terapie salvavita. In considerazione dell’emergenza sanitaria che stiamo vivendo, unica al mondo peraltro, le chiedo a nome di tutti i guerrieri lavoratori d’Italia che attualmente stanno utilizzando il periodo di comporto per lottare contro due mali, come se già uno non fosse abbastanza, di prolungarlo al 31 dicembre 2020 o almeno fino a quando le condizioni consentiranno un rientro in completa sicurezza. E’ un diritto che meritano, siamo consapevoli che il corona virus si è accanito soprattutto contro i più deboli della nostra società: i nostri nonni e i nostri sfortunati malati. E’ il mio umile accorato appello, confidando nella vostra sensibilità, vi ringrazio di cuore per quello che avete fatto fino adesso con coraggio e determinazione".

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Commenti (1)

  • Brava. Sii forte. Rispetto.

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