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Sit in davanti a Palazzo Marino contro la censura ai manifesti di Pro Vita

Piazza della Scala · Duomo

“Milano-dittatura; adesso basta! No alla censura dei manifesti, illegale e incostituzionale”. Questo il titolo dello striscione issato stamane davanti a palazzo Marino da un gruppo di manifestanti che protestava per la censura dei cartelloni di Provita, imposta dal comune di Milano facendo pressione sui gestori della pubblicità.. A fianco un cartello ancora più esplicito: “Milano, ex - capitale della liberta’ e della democrazia …… adesso in mano a piccoli tirannni sbruffoni ignoranti e prepotenti, che credono di avere il monopolio della verita’. Dal megafono gli attivisti esprimevano tutta la loro indignazione per quanto successo: “E intollerabile che si attui una vera e propria censura. Ciò potrebbe accadere in Cina o Corea del Nord, non certo a Milano". Ampiamente citato l'art. 21 della costituzione "più bella del mondo" e che recita così: "Art. 21 Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure". Intervistato, uno dei manifestanti ha così argomentato: “Sui manifesti di Provita ne hanno dette di tutti i colori. Hanno detto che sono antiscientifici, che offendono le donne, che sono allarmistici… Tutte accuse pretestuose e che possono essere facilmente ribaltate. Ma il problema non è questo. Il problema è che, alla fine queste sono solo delle opinioni e dei giudizi personali. Non certo cose da cui si può far dipendere la libertà di parola e di espressione degli altri. Non spetta certo a qualche burocrate comunale stabilire quale sia la "verità" o la "falsità". O addirittura fare 'moral suasion' sui concessionari della pubblicità perchè distruggano i manifesti sgraditi. Cose pazzesche e che pensavamo succedessero solo nei regimi totalitari". Qualcuno degli intervenuti, ha fatto anche notare la contraddizione di esporre dal balcone di palazzo Marino lo striscione per Giulio Reggeni (un martire della libertà di espressione) e poi imporre la censura ai manifesti altrui. Intanto la battaglia continua. “Non possiamo certo vivere con questa mannaia sulla testa, per cui prima di pubblicare un nostro manifesto dobbiamo chiederdi se questo avrà il benestare del comitato centrale del PD o dell’ assessore ...alla verità di turno” dicono i pro-life. “La libertà di espressione è il bene più prezioso che esista, e non possiamo tollerare che venga distrutta”.

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