La storia del dialetto milanese

Dalle sue origini alla pronuncia corretta, tutti gli aneddoti del dialetto milanese

Il dialetto milanese è la varietà più importante per tradizione del gruppo dialettale della lingua lombarda. Questo tipo di dialetto, tanto conosciuto quanto apprezzato, è perlopiù inteso nelle vicinanze estese fino alle province di Bergamo o Brescia, dove poi cambia in maniera significativa.

Le origini

Il dialetto milanese è di derivazione latina e di conformazione celtica per ragioni storiche. Nel tempo si arricchisce da tempo di anglicismi e parole di natura non indigena che vengono integrate, in perenne parallelismo con la lingua italiana da cui il milanese non prescinde mai.

Le origini prevalentemente celtiche rispetto alla tradizione della lingua latina rendono il dialetto milanese una vera e propria lingua a sé stante, più che un dialetto: questo tipo di lingua deve infatti molto alle lingue galliche, confluite poi in parte nel francese.

Alcuni esempi di parole di origine celtica ancora in uso nel vocabolario quotidiano milanese? Il verbo “ciapàr” (presente in molti modi di dire curiosi come “ciaparàt”) deriva proprio dal celtico “hapà”, che vuol dire “prendere”.

E ancora: “garòn”, ovvero “gamba”, deriva dal celtico “calon” così come l’antico verbo “aggresgià” che sta per “affrettare”, il cui corrispettivo celtico era il “passo veloce” indicato dal termine “agresh”.

La pronuncia delle vocali

Le vocali del dialetto milanese si pronunciano nei seguenti modi:

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  • à a chiusa tonica tendente ad "o" (non esistente in italiano): giornài
  • ô come la u italiana tonica: tôsa
  • o come la u italiana atona: tosànn
  • oeu come la "eu" francese e la ö tedesca: fioeu
  • u come la "u" francese e la ü tedesca: malumor
  • aa, ee, ii, oo, uu in fine di parola, con suono prolungato e stretto: parlaa, miee, finii, coo, cuu.

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