Legambiente, Carovana delle Alpi 2013: bandiera nera alla Lombardia

Alla Lombardia Legambiente assegna tre bandiere nere. La prima va a Raffaele Cattaneo,ex assessore alle infrastrutture e mobilità della Regione, per la gestione del progetto della tratta ferroviaria Arcisate-Stabio

Sono le barriere naturali del nostro Paese ma anche crocevia di popoli: parliamo delle alpi. Queste nel tempo hanno incantato e tolto il respiro. E ancora continuano a farlo. Sono una delle catene montuose più alte e più estese del mondo dove vivono più di 14 milioni di persone. Questo non li rende del certo immuni agli effetti dei cambiamenti climatici e dell’urbanizzazione. E proprio queste problematiche rendono più evidente il ruolo che la montagna svolge o potrebbe svolgere negli equilibri ecologici di un territorio. Sono quindi un patrimonio da difendere e da valorizzare. Purtroppo sono troppo spesso oggetto di una cattiva gestione del territorio e di abusi edilizi. A denunciare proprio questo è Legambiente attraverso La Carovana delle Alpi. Attraverso tutte le denunce segnalate dai suoi circoli locali, da 13 anni l’Associazione stila un dossier con tutti i casi di mala gestione più importanti a cui vengono assegnate le bandiere nere. Ma non solo: da qualche anno Legambiente ha voluto dare spazio anche alle azioni virtuose con lo scopo di sensibilizzare gli altri amministratori. A queste buone pratiche vengono assegnate le bandiere verdi.

«Quest’anno sono undici le bandiere nere che l’associazione ambientalista dà ai nemici della montagna, per i danni causati al territorio da amministrazioni e società» si legge nel comunicato dell’Associazione. Delle 11 bandiere nere, 3 sono state assegnate rispettivamente in Friuli Venezia Giulia e in Lombardia, 2 in Piemonte, una rispettivamente in Veneto, Trentino e Valle D’Aosta. «Undici storie di “pirati” delle Alpi che hanno in comune una visione distorta della valorizzazione turistica del territorio, favorendo così una selvaggia speculazione» viene affermato nel Dossier. Ma anche quest’anno non mancano le buone pratiche ecosostenibili: sono state infatti assegnate sette le bandiere verdi in Friuli Venezia Giulia (2), Veneto (1), Trentino (1), Lombardia (1), Piemonte (1) e Valle d’Aosta (1).

Bandiera nera è stata data a Raffaele Cattaneo, ex assessore alle infrastrutture e mobilità della regione Lombardia. «Per la superficialità e l’approssimazione, di cui è politicamente responsabile, con le quali sono stati condotti le procedure di appalto e l'avvio dei lavori della tratta ferroviaria Arcisate-Stabio, opera strategica per il territorio. Per aver dunque lasciato senza servizio ferroviario e con un cantiere fermo i centri della Valceresio, privilegiando contestualmente l'avvio e la prosecuzione di costose e inutili opere stradali». Sono questi i motivi che si leggono nel Dossier.

Questa tratta ferroviaria tra Arcisate e Stabio è stata progettata con l’obiettivo di migliore l’accessibilità a Malpensa in vista dell’Expo 2015. Il percorso avrebbe dovuto attraversare la valle della Bevera, un’area particolarmente importante a livello paesaggistico e ambientale. Proprio per questo «il progetto o e le conseguenti procedure di appalto avrebbero richiesto una particolare accuratezza e definizione di tutti i rischi e gli impatti che l'opera in tutta evidenza presentava, a fronte di una localizzazione in un'area le cui condizioni geologiche, ambientali e paesaggistiche sono ben note. La definizione “certa” di tutte le implicazioni tecniche ed economiche avrebbe dovuto essere prassi obbligata. Ma così non è stato e ad oggi siamo alla paralisi dei lavori la cui ripresa è affidata a vaghe e confuse promesse da parte di Regione Lombardia».

In più durante gli scavi emerse la presenza nelle terre di alti quantitativi di arsenico, che per la sua pericolosità e gestione ha richiesto un aumento dei costi per poterla trattare. Terra che è rimasta ancora li. «Rimane irrisolta la destinazione di 800mila mc di terre di scavo, che, se trasferite altrove o commercializzate, ai sensi della vigente legislazione devono essere trattate come rifiuti speciali. Nonostante la probabile presenza nella zona di arsenico di origine naturale nel terreno fosse nota, il problema arsenico nelle terre di scavo emerge quasi casualmente e determina il contenzioso con l'impresa appaltatrice: a causa di ciò la stazione appaltante riconosce all'impresa un aumento di 20 milioni (il 9,5% della base d'appalto) cui ad oggi si aggiungono 26,5 milioni richiesti dall'impresa “per lavorazioni non previste”».

La “superficialità”, come è definito nel Dossier, con cui è stata trattato questo importante progetto e la sua realizzazione ha fatto si che il cantiere per ora è completamente fermo, con danni ingenti all’ambiente a causa delle devastazioni dei cantieri abbandonati.

In Evidenza

I più letti della settimana

Torna su
MilanoToday è in caricamento