Parco Ticino, un tesoro da tutelare

Lo scorso 27 settembre a palazzo Pirelli si è svolto un convegno organizzato da Parco del Ticino, Regione Lombardia e Fondazione Lombardia per l'Ambiente, per fare il punto della situazione faunistica del Parco lombardo della Valle del Ticino negli anni 2000

© Francesco Sisti

Il "Parco del Ticino" è uno dei gioielli naturali del nostro Paese: si estende, lungo il fiume omonimo, su ben due Regioni, il Piemonte e la Lombardia. La parte Lombarda ha una superficie di 91.410 ettari, di cui 22.249 a Parco Naturale e 69.161 a Parco Regionale e comprende l’intero territorio amministrativo dei 47 Comuni lombardi collocati lungo il tratto del fiume Ticino compreso tra il lago Maggiore e il fiume Po, nelle province di Varese, Milano e Pavia. Il Parco del Ticino Piemontese, invece, comprende una superficie di 6.561 ettari a Parco Naturale (11 Comuni della provincia di Novara). Dei numeri davvero importanti che lo rendono il primo parco regionale italiano per estensione e vastità di specie animali e vegetali che lo abitano. Dati alla mano, che troviamo nel sito ufficiale del parco, sono state, infatti censite qui, ben 4.932 specie viventi di cui 2.402 nel regno animale, 1.144 del Regno vegetale e 1.386 del Regno dei funghi. Presenti, inoltre, ben 200 specie di uccelli, alcune delle quali rare a livello europeo: la gru, il biancospino dal piumaggio candido, il grillaio e l'ortolano. Pensare, quindi, alla sua tutela è di fondamentale importanza.


 

Proprio con questo obiettivo lo scorso 27 settembre a palazzo Pirelli si è svolto un convegno organizzato da Parco del Ticino, Regione Lombardia e Fondazione Lombardia per l'Ambiente, per fare il punto della situazione faunistica del Parco lombardo della Valle del Ticino negli anni 2000. Al convegno hanno preso parte gli assessori regionali Claudia Maria Terzi (Ambiente, Energia e Sviluppo sostenibile), Gianni Fava (Agricoltura) e Massimo Garavaglia (Economia, Crescita e Semplificazione).

"La Lombardia – ha affermato l'assessore all'Ambiente, Energia e Sviluppo sostenibile di Regione Lombardia Claudia Maria Terzi durante il suo intervento - per prima tra le Regioni italiane, ha inteso intervenire con norme e regolamenti volti a preservare quello che è il valore della biodiversità, a tutela del territorio lombardo". "In quest'ottica - ha aggiunto Terzi - particolare importanza riveste l'attività di monitoraggio dell'evoluzione naturale delle biodiversità del nostro territorio, dalla quale risultano ad esempio, specie 'aliene', originariamente non presenti sui nostri territori".


 

"Il fatto che numerose specie faunistiche di grande pregio trovino nella Valle del Ticino spazi a loro congeniali è un diretto riconoscimento del ruolo svolto dal parco negli ultimi 40 anni, attraverso un'oculata gestione del territorio" ha commentato il presidente del Parco, Gian Pietro Beltrami. "Tali risultati - ha aggiunto - non sarebbero stati conseguiti senza il convinto supporto di Regione Lombardia e il suo costante impegno nella gestione del 'Sistema Parchi'".


 

Durante il convegno si è anche discusso dell’importante legame che si è venuto con il tempo a creare tra aree protette e agricoltura. Un rapporto non sempre roseo come ha sottolineato l'assessore regionale all'Agricoltura Gianni Fava: "Occorre riequilibrare il rapporto, fino a oggi difficile, tra aree protette e agricoltura e cogliamo l'occasione per ribadirlo, protagonista il Parco del Ticino: ripensare il modello delle aree protette che deve essere il più possibile espressione della sostenibilità economica, nel medio e lungo periodo. Anche perché le risorse della programmazione pubblica andranno calando progressivamente".


 

"Chi pensava che le aree antropizzate potessero essere riportate a una naturalità originaria lasciandole improduttive ha fatto male i conti - ha continuato Fava -. Se l'uomo torna a essere elemento centrale del territorio non c'è altro soggetto titolato a riportare la naturalità. Per combattere il degrado, l'abbandono, gli eventi calamitosi, e le frane di cui abbiamo avuto ampia testimonianza nella nostra regione. Se i terreni abbandonati diventano foreste, a cosa servono poi, se diventano rifugio di specie infestanti o non autoctone?".

"È necessario, dunque - ha concluso il responsabile dell'Agricoltura - che in un ambito come i parchi e le zone protette gli agricoltori, ma anche i cacciatori, collaborino a mantenere l'equilibrio di quell' ecosistema. Bilanciando le necessità di tutti, potremo guardare con più tranquillità a quegli anni in cui le risorse pubbliche saranno sempre più scarse. Diversamente, il grado di conflittualità per le esigenze diverse che si riversano in questi ambiti non potrà che aumentare".

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