Per 6 ore al giorno la stessa canzone: si cercano artisti che suonino "Il cielo in una stanza"

Il progetto dell'artista Ragnar Kjartansson alla chiesa di San Carlo al Lazzaretto a Milano dopo i dolorosi mesi del lockdown

Per 6 ore al giorno la stessa canzone. In un emozionante progetto artistico e musicale. Dal 22 settembre al 25 ottobre 2020, infatti, ogni giorno, cantanti professionisti si alterneranno all'organo della Chiesa di San Carlo al Lazzaretto, a Milano, in un arrangiamento della celebre canzone di Gino Paoli, Il cielo in una stanza, che si ripeterà ininterrottamente per 6 ore al giorno.

E' l'idea The Sky in a Room dell'artista islandese Ragnar Kjartansson voluto dalla Fondazione Nicola Trussardi e concepito in seguito al lockdown. Dopo i mesi di quarantena, la performance di Kjartansson - spiegano dalla Fondazione Trussardi - può essere letta come un poetico memoriale contemporaneo: un'orazione civile in ricordo dei dolorosi mesi passati a immaginare il cielo in una stanza. Anche la scelta della location non è casuale: The Sky in a Room - performance inizialmente commissionata da Artes Mundi e dal National Museum of Wales di Cardiff, con il supporto del Derek Williams Trust e dell'ArtFund - per questa presentazione verrà messa in scena nella Chiesa di San Carlo al Lazzaretto, un luogo la cui storia è intimamente legata a precedenti epidemie, dalla peste del 1576 a quella del 1630, resa celebre da I promessi sposi di Alessandro Manzoni.

"Il cielo in una stanza è l'unica canzone che conosco che rivela una delle caratteristiche fondamentali dell'arte: la sua capacità di trasformare lo spazio." spiega l'artista. "In un certo senso, è un'opera concettuale. Ma è anche una celebrazione del potere dell'immaginazione - infiammata dall'amore - di trasformare il mondo attorno a noi. È una poesia che racconta di come l'amore e la musica possano espandere anche lo spazio più piccolo, fino ad abbracciare il cielo e gli alberi... L'amore sa leggere ciò che è scritto sulla stella più lontana, diceva Oscar Wilde". Ex musicista, dal 2007 Kjartansson si dedica interamente alle arti visive, ma i rapporti con la musica e con il teatro - come strumenti espressivi e universi sentimentali - restano centrali in molte sue opere. Per realizzare la performance, la Fondazione sta cercando musicisti che sappiano cantare e contemporaneamente suonare l'organo.

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