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Mercoledì, 24 Aprile 2024
Calcio

Arconatese, alla scoperta di Damian Iamarino: in viaggio dall'America solo per il calcio

Il giocatore, classe 2002, è arrivato nel 2018 dalla Florida

Nel campionato di Serie D Girone B, l'Arconatese dopo un pareggio per 2 a 2 in casa del Calcio Desenzano, si trova al terzo posto in classifca.

Tra i tanti giocatori interessanti c'è l'americano classe 2002, Damian Iamarino, intervistato proprio sui canali social della squadra, che riportiamo integralmente di seguito:

Era il 12 ottobre 1492 quando un marinaio italiano mise piede in America e, nonostante la sua visione, di certo non poteva immaginare la portata di tale scoperta. Un nuovo mondo che poco a poco è diventato globale. E, nella sua globalità, un percorso inverso è stato compiuto verso il nostro Paese e la nostra Arconatese un ragazzo mosso dalla sua passione calcistica: Damian Iamarino.

Di chiare origini italiane, è lui il primo americano nella storia del nostro Club. Damian, classe 2002, ruolo centrocampista, arriva dalla Florida e non è alla sua prima esperienza italiana. GIà nel 2018 è approdato giovanissimo al Chievo per poi essere girato al Potenza con il campionato poi interrotto a causa della pandemia.

Così Iamarino torna a casa, ma il soccer non fa per lui, perchè vuole cimentarsi con il calcio europeo e in particolare con quello nostrano maestro nella tattica.

Damian perchè hai scelto l'Arconatese?

"Non conoscevo squadra e luogo, ma il mio procuratore che segue anche categorie superiori e campionati europei, tramite emissari mi ha proposto questa soluzione.

Cosa ti ha spinto a questa avventura?

"Io sono qui per provare il mio livello ed affrontare nuove sfide. Sono qui per inseguire il mio sogno e sento che questa squadra è perfetta per poterlo realizzare".

Come ti stai trovando all'Arconatese?

"Molto bene, posso dire che il clima è quello giusto. Mister Giovanni Livieri, lo staff ed i ragazzi mi hanno subito coinvolto, facendomi sentire uno di loro. L'attenzione a farmi sentire a mio agio, e l'inserimento nel gruppo, avvenuto con serenità e naturalezza, sono fattori molto più importanti del mero professionismo".

Quali sono le tue impressioni?

"La qualità della squadra mi ha colpito positivamente. Ogni giocatore ha caratteristiche peculiari nel ruolo. E' una compagine ben costruita in ogni reparto, con un forte senso di appartenenza che aumenta il valore dei singoli".

C'è molta competitività per conquistare un posto da titolare?

"Sì e questo è uno stimolo e un fattore per crescere. Personalmente la vivo come una sfida che potrà rendermi migliorare. Se non fossi in grado di accettare una sfida non avrei sorvolato un oceano per venire a giocare con i migliori".

Quali sono i tuoi obiettivi in questa stagione?

"Vivo questa stagione come una palestra sia agonistica sia di vita. Ovviamente giocare più partite possibili è la realizzazione del sacrificio che metto in ogni allenamento. Nonostante le difficoltà della lingua, che a volte non mi permette di comprendere del tutto gli schemi dettati dal Mister, voglio imparare il più possibile".

Quali differenze hai trovato con il soccer americano?

"Inutile negare che il nostro sport in America è ancora ad un livello inferiore al calcio europeo. Strutture e passione non bastano a colmare un divario che è evidente nella tecnica e soprattutto nella tattica. Il livello generale italiano è più elevato che negli Usa, dove lo sport è improntato al miglioramento fisico. Anche il pubblico è differente. Gli italiani sono molto appassionati e calorosi ed è una cosa che adoro. Devo ammettere che mi hanno sorpreso i tifosi del "Gruppo Randa", sempre presenti con cori di sostegno, un supporto sentito, vero, colorato. In Italia si respira calcio, è uno stile di vita".

Nostalgia di casa?

"Nonostante sia in una squadra particolarmente accogliente e familiare, essere solo e lontano da casa a volte può essere duro, occorre imparare una nuova lingua, una nuova cultura. Tutto ciò è stimolante e anche impegnativo. Fra l'altro l'amicizia con alcuni compagni di varie parti d'Italia, comporta essere immersi in dialetti e modi di fare che mi spiazzano. Sono cresciuto in una famiglia italo americana, il mio cognome è di origine beneventane e del frusinate ed essere venuto qui in Italia mi ha fatto notare differenze che debbo ancora imparare".

Cosa ti è piaciuto dell'Italia?

"Trovarsi nel Paese più bello al mondo per luoghi e cultura è un valore aggiunto.  Ho visitato luoghi incantevoli come i paesaggi del lago di Como, la cucina mediterranea è unica e mi piace il modo di vita degli italiani".

A chi sei grato per questa esperienza?

"Agli allenatori, ai compagni di squadra per essere così bravi e pazienti con me. Un particolare ringraziamento spetta a Luca Garavaglia, che oltre ad essere un valido preparatore atletico, grazie al suo ottimo inglese, è per me un prezioso e indispensabile sostegno".

Che cosa ti riprometti con la nostra maglia?

"Un impegno massimo affinchè possa scendere in campo, e oltre a farmi vedere in un a vetrina importante come la D, poter dare un contributo alla squadra, unendo alle mie, le ambizioni di un'Arconatese che con orgoglio posso dire di essere parte di questa grande famiglia oroblù".

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