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Venerdì, 12 Aprile 2024
Calcio

Curva Sud furente contro Calhanoglu dopo il derby: lo striscione davanti a casa sua

Gli ultras rossoneri non le mandano a dire dopo l'esultanza di Calha sotto la curva e il post "I'm Hakan, I'm Inter". Le volte che i gesti del turco hanno fatto polemica

I tifosi del Milan non perdonano l'ex Hakan Calhanoglu e gli dedicano uno striscione al vetriolo, appendendolo al ponte pedonale del Portello, a Milano, a due passi da Casa Milan (piazza Aldo Rossi è proprio lì) ma anche dall'abitazione del turco ora all'Inter dopo quattro anni in rossonero. "Il coraggio non è calciare un rigore al decimo minuto ma rimanere con tua moglie anche quando sei cornuto. Uomo di m...", recita il messaggio non esattamente amorevole.

Che cos'è successo? Riavvolgiamo la pellicola. Estate 2021: Calha, dopo quattro anni al Milan, passa all'Inter a parametro zero (per i non addetti: senza costi di trasferimento). Domenica 7 novembre, al derby col Milan in casa, l'intero Meazza lo accoglie con l'eloquente "Calhanoglu figlio di p...", magari non oxfordiano ma tutto sommato abituale nel mondo del calcio. Al 10' il grande ex si procura un rigore (l'arbitro Doveri durante la partita non fischierà di peggio, ma l'intervento di Kessie c'è), lo calcia lui, segna e va a festeggiare sotto la Sud aprendo le mani e portandole alle orecchie ("fischiate più forte, non vi sento").

Arriva Florenzi di corsa dalla panchina del Milan, entra in campo e gli urla di smetterla. Cosa che non s'è mai vista, segno che la provocazione c'era. Dopo il match il post su Instagram: "I'm Hakan, I'm Inter", che ci sta, in fondo è un professionista ed è tesserato dell'Inter, il suo lavoro è far vincere la sua attuale squadra, ma la Sud lo interpreta come una ulteriore provocazione e via con lo striscione di cui sopra, con chiaro riferimento alla lite su Instagram del 2018 con la moglie incinta e reciproche accuse di tradimento.

Quando Calha sostenne Erdogan e la guerra ai curdi

E non è l'unica volta che Calha ha subito critiche per le sue intemperanze. A ottobre 2019, a pochi giorni dall'invasione delle terre curde da parte della Turchia, tutti ricordano ancora il suo saluto militare (suo e di tutta la nazionale turca) in occasione di una partita contro la Francia. Pochi apprezzarono quel sostegno alla guerra del dittatore Erdogan contro i curdi.

Che dire? Ovviamente è legittimo esultare dopo un gol all'ex squadra (non tutti si chiamano Stephan El Shaarawy che, ancora adesso dopo anni, quando segna contro il Milan non lo fa), ma il calcio non ha probabilmente molto bisogno di provocazioni da parte del 'lato professionista'.

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