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Domenica, 28 Novembre 2021
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Derby MilanoToday, oggi a confronto due geni inespressi Beccalossi e Savicevic

Due geni inespressi, o meglio, due talenti naturali che avrebbero potuto diventare due stelle assolute del calcio mondiale: oggi a confronto un mito degli anni ’80 dell’Inter, Evaristo Beccalossi, e un idolo della tifoseria rossonera degli anni ’90, Dejan Savicevic

Sono due numeri 10 tutta classe e fantasia che, per motivi differenti, non hanno fatto l’ultimo passo per entrare nella costellazione del calcio internazionale ma che hanno regalato al calcio giocate e numeri indimenticabili.

beccalossiEvaristo Beccalossi nasce a Brescia il 12 maggio 1956 ed esordisce proprio nelle giovanili delle rondinelle. Vince con i biancoazzurri un campionato Primavera ed esordisce in prima squadra, tanto da far interessare parecchie squadre. È l’Inter che nell’estate del ’78 lo acquista, dopo aver già prelevato dalla squadra lombarda Spillo Altobelli.

Si mette subito in evidenza grazie alle sue doti tecniche e la sfrontatezza: il picco lo raggiunge nella stagione ’79-’80, quando i nerazzurri conquistano lo scudetto ed Evaristo sigla una doppietta storica nel derby contro il Milan. Le sue giocate illuminano i campi italiani e, se la continuità gli fa difetto, il valore tecnico del giocatore fa innamorare stampa e critica. Proprio in quegli anni si crea un siparietto con Bearzot, commissario tecnico della Nazionale: la convocazione, richiesta a furor di popolo, non arriva e sui giornali si scatena una polemica costante. Gli aneddoti e le leggende metropolitane narrano che Bearzot non gli perdoni un tunnel nei confronti di Beppe Furino, leader storico della Juventus e molto influente nel clan azzurro pur non essendo più tra i convocati. Un tunnel avvenuto sul 4-0 per i nerazzurri.

Il destino è amaro con Evaristo che non fa parte della spedizione vincente del Mundial ’82: i risultati, si sa, cancellano polemiche e obiezioni. Così anche nell’Inter la sua carriera si fa in salita in concomitanza con l’arrivo di Hans Muller e, nel 1984, va in prestito alla Samp. Dopo varie esperienze nelle serie minori, chiude la carriera nel 1991. Giocatore eclettico, tocco morbido e vellutato, con i nerazzurri colleziona uno Scudetto (1979-1980), una Coppa Italia (1981-1982) e un Mundialito (1981). Famoso un episodio in una semifinale di Coppa delle Coppe, dove sbaglia due rigori consecutivi; l’episodio, narrato dal comico Paolo Rossi, si apre con queste parole: “Dedicato a una persona che ha trasformato ed elevato la creatività ad altissima ed esimia fonte di emarginazione, l’emarginazione in fonte di creatività”.

Dejan Savicevic Semplicemente il Genio. Dejan nasce a Podgorica il 15 settembre 1966 e incomincia a tirare i primi calci nel Budu?nost. La stagione 1988-1989 segna la prima svolta nella sua carriera, in quanto viene ingaggiato dalla Stella Rossa, squadra formidabile dove si mette in luce insieme a compagni del calibro di Jugovic, Mihajlovic, Prosinecki e Pancev. Vince anche la Coppa Campioni nel 1991 contro l’Olimpique Marseille nella finale di Bari e, successivamente, la Coppa Intercontinentale a Tokio.

Il Milan, stregato dalle giocate di questo montenegrino, lo acquista nell’estate del ’92, aggiungendo classe e imprevedibilità a una squadra già fortissima. Nel primo anno fatica a imporsi anche per la presenza di campioni inamovibili davanti ma la stagione successiva si consacra. Disputa un campionato di altissimo livello ma la perla è la Coppa Campioni vinta 4-0 contro il Barcellona.

Ad Atene va in scena, almeno sulla carta e nei pronostici dell’allenatore blaugrana Crujff, una partita senza storia. Il Barça al completo, con le sue stelle Romario e Stoichckov in attacco, il Milan falcidiato da squalifiche e infortuni. La partita diventa un inno al calcio grazie al Milan e a Savicevic, stella assoluta di quel match. Assist, giocate strepitose e un gol che entra di diritto nella galleria delle perle di tutti i tempi: ruba palla sulla destra, vede Zubizzareta fuori dai pali e s’inventa un pallonetto da posizione impossibile che si spegne in rete. È il punto più alto della sua luminosa carriera che si conclude nel 2001 nel Rapid Vienna.

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