Due uomini simbolo a confronto Perchè il calcio è anche identificazione

Sia Inter che Milan possono vantare nel loro passato più o meno vicino due uomini simbolo indimenticabili, esempio di come il calcio sia passione, divertimento ma soprattutto identificazione. In una bandiera, quella rispettiva che Giacinto Facchetti e Paolo Maldini hanno incarnato nelle lore bellissime carriere

Il calcio è passione, divertimento e, soprattutto, identificazione: l’identità del tifoso in una bandiera, in un giocatore simbolo, è difficile che avvenga nella storia di una squadra ma Inter e Milan possono vantare due Uomini che hanno rappresentato al meglio tutti i valori della società.

Giacinto Facchetti e Paolo Maldini sono i protagonisti di questo nuovo appuntamento, due giocatori che hanno contribuito alla valorizzazione del calcio mondiale non solo per tackle o colpi di testa, ma soprattutto per correttezza e signorilità. Due campionissimi di ere diverse ma tremendamente simili in tanti aspetti: due bandiere indimenticabili.

facchinettiGiacinto Facchetti Quando il 4 settembre di tre anni fa, un tumore al pancreas l’ha strappato dalla vita terrena, tutto il movimento calcistico ha perso uno dei più importanti rappresentanti. L’Inter ha ritirato la maglia numero 3, conscia che mai nessuno potrà ricalcare la stessa carriera con la stessa dedizione. Giacinto nasce a Treviglio il 18 luglio 1942 e incomincia da attaccante la sua carriera nelle giovanili della Trevigliese. Arrivato all’Inter, Helenio Herrera gli cambia posizione in terzino sinistro: da allora questo ruolo muterà grazie alla nuova interpretazione di Facchetti. Il numero 3, nonostante un esordio non impeccabile (Roma-Inter 0-2, 21 maggio 1961), viene dipinto dal Mago Herrera come una prossima promessa del calcio mondiale. Facchetti si trasforma indifferentemente in ala nel corso delle partite, grazie alla sua poderosa falcata e alla sua propensione offensiva. Realizza tanti gol, è un attaccante aggiunto e spesso i suoi inserimenti sono letali. Inoltre, in fase difensiva, sfrutta le sue grandi doti fisiche capaci di permettergli recuperi straordinari. La sua carriera è dipinta solo di nerazzurro: Giacinto Magno (soprannome affibbiatogli dal grande Gianni Brera) disputa, dal 1960 al 1978, 634 partite in campionato segnando ben 75 gol e ricevendo un unico cartellino rosso. Vive il momento più glorioso della società nerazzurra: vince 4 Scudetti (1962-1963, 1964-1965, 1965-1966, 1970-1971), 1 Coppa Italia (1977-1978), 2 Coppe dei Campioni (1963-1964, 1964-1965) e 2 Coppe Intercontinentali (1964, 1965). Nel 1965 sfiora il pallone d?oro (si deve inchinare per solo 8 punti a Eusebio) mentre riceve, poco prima della sua scomparsa, il premio Golden Foot come uno dei migliori giocatori di sempre. Anche la sua carriera azzurra è costellata di successi: da capitano conduce l’Italia alla vittoria degli Europei del ’68 e gioca 94 gare in tutto. Il 16 novembre 1977 Giacinto Facchetti lascia la Nazionale mentre l'addio per l'Inter arriva il 7 maggio 1978, vincendo 2-1 sul Foggia. Non riesce a lasciare l’Inter neanche dopo aver appeso le scarpe al chiodo (ricopre diversi ruoli dirigenziali fino a diventarne Presidente) e tutti i tifosi sono convinti che dal 4 settembre 2006 il cielo non sia più azzurro ma nerazzurro grazie al Cipe.

Paolo Maldini «L’unico difetto che si può trovare in Maldini è di aver giocato nel Milan...» Con questa dichiarazione, Giacinto Facchetti omaggiò il suo successore: Paolo Maldini è stato l’erede naturale di Facchetti per ruolo, caratteristiche tecniche,classe e fedeltà alla maglia. Un Capitano che ha traghettato il Milan nel nuovo millennio, vincendo tutto ciò che poteva essere vinto: sette Scudetti (1987-1988, 1991-1992, 1992-1993, 1993-1994, 1995-1996, 1998-1999, 2003-2004), cinque Supercoppe italiane (1988, 1992, 1993, 1994, 2004), una Coppa Italia (2002-2003), cinque Coppe dei Campioni (1988-1989, 1989-1990, 1993-1994, 2002-2003, 2006-2007), cinque Supercoppe europee (1989, 1990, 1994, 2003, 2007) e tre Coppe Intercontinentali (1989, 1990, 2007). Una bacheca da far invidia a un’intera squadra. Detiene tantissimi record, dalle 902 partite ufficiali disputate alla fascia da capitano indossata dal 1997 al 2009 e ha legato la sua carriera indissolubilmente alla maglia rossonera per venticinque anni. Con la maglia azzurra snocciola altri primati: 126 presenze e 74 partite giocate da capitano. Questi numeri rendono superflua qualsiasi altra considerazione. Maldini ha fatto la storia del calcio e il suo recente addio all’attività agonistica lascia un vuoto incolmabile per tutto il movimento. Le similitudini con Facchetti sono tante: dall’eleganza con cui interpreta il ruolo di terzino, al grande carisma in campo, dalle tante proiezioni offensive, ai grandi recuperi difensivi. Anche Paolo sfrutta le sue grandi doti fisiche e, come Facchetti, negli ultimi anni viene spesso schierato al centro della difesa. La storia d’amore con il Milan è parzialmente sporcata durante la sua ultima apparizione a San Siro, quando un gruppo di tifosi non gli concede l’onore dell’ultimo giro di campo. Chiude definitivamente con il calcio giocato alla soglia dei 41 anni in un Fiorentina-Milan: alla passerella d’onore concessagli da Ancelotti, tutti i tifosi gli riservano una standing ovation. “Adesso cambierà la vita, perché non farò più quello che ho sempre amato fare”: con queste parole abbandona la scena uno dei più grandi protagonisti dello sport italiano.

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