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Le speranze di vedere giocare ancora Eriksen sono poche

Il parere del dottor Corsetti, specializzato in Cardiologia e Medicina dello Sport

Il fallo laterale, quei due passi fatti per inerzia e il corpo di Eriksen che crolla sul terreno di gioco. Poi i soccorsi, la ''muraglia'' danese a proteggerlo, le lacrime, il fiato sospeso. In quei terribili momenti di Danimarca-Finlandia, con il cuore del calciatore danese si sono fermati anche quelli di milioni di tifosi, di amici e compagni. Attimi che, grazie al pronto intervento prima dei compagni e poi del personale medico, adesso appartengono al passato, come la paura di dover dire addio troppo presto ad un ragazzo di 29 anni, un padre ed un marito amorevole, prima che un giocatore straordinario. 

Dopo l'arresto cardiaco avuto in campo e i vari accertamenti clinici avvenuti nei giorni scorsi, i medici hanno ritenuto necessaria l’installazione di un defibrillatore sottocutaneo che regoli i battiti del cuore di Christian Eriksen. Questo particolare strumento viene utilizzato nei pazienti con elevati rischi di disturbi del ritmo cardiaco: in caso di aritmia il defibrillatore emette un impulso di corrente che consente al cuore di tornare ad un ritmo regolare. Eriksen intanto è tornato a casa, ma per un completo recupero da questo tipo di intervento servirà un lungo periodo di riposo. Ma adesso, la domanda che tutti si pongono è un'altra: il calciatore dell'Inter e della Nazionale danese potrà tornare a giocare? Ovviamente, in questo momento non è possibile dare una risposta certa sul futuro di Eriksen, anche uno spicchio di speranza arriva dai precedenti di calciatori che giocano o hanno giocato dopo l'impianto di un defibrillatore sottocutaneo.

Eriksen tornerà in campo? I precedenti

Considerando la delicatezza dell'argomento, una promessa è doverosa: ogni caso ha la sua storia e le sue caratteristiche, che variano da paziente a paziente. Per questo motivo, anche in precedenza di casi molto simili a quello di Eriksen, questo non assicura che le decisioni dei medici siano le medesime. ''Lasciatelo stare, non ditegli che non giocherà più'': ad intervenire in difesa del danese attraverso le pagine del Mirror è stato proprio Daley Blind, calciatore olandese dell'Ajax che rappresenta senza dubbio il precedente più diretto. Infatti, l'ex calciatore del Manchester United, attualmente impegnato con l'Olanda agli Europei, nel 2019 ha scoperto di soffrire di una miocardite che, durante il match di Champions League contro il Valencia, gli aveva provocato delle vertigini. Il 12 febbraio del 2020 gli è stato installato un defibrillatore sottocutaneo: soltanto qualche mese dopo, Blind è tornato in campo per i quarti di finale di Coppa d'Olanda tra il suo Ajax ed il Vitesse. 

Un'altra storia ricca di speranza è quella di Daniel Engelbrecht. Il 20 luglio del 2013 il centrocampista dello Stuttgarter Kickers, squadra di terza divisione tedesca, fu protagonista di un malore uguale a quello di Eriksen. Dopo aver perso i sensi venne rianimato sul terreno di gioco e trasportato d'urgenza in ospedale, dove i medici scoprirono la miocardite. In quel momento la sua carriera sembrava giunta al termine, ma un anno e mezzo dopo,  il 22 novembre del 2014, Engelbrecht è tornato in campo in una partita di coppa di Germania, nonostante la maggior parte dei medici gli avesse sconsigliato di riprendere l'attività sportiva a livello professionistico. Il 24enne è stato il primo calciatore tedesco a giocare una partita ufficiale con un defibrillatore cardiaco, conquistando un secondo primato il 6 dicembre del 2014, quando divenne il primo calciatore a segnare un gol con in corpo il defibrillatore. Nel 2018 Engelbrecht ha deciso di appendere definitivamente gli scarpini al chiodo dopo aver accusato un malore in allenamento.

Un'altro caso che può dare speranza a Eriksen è quello di Anthony Van Loo, difensore belga che ha giocato per dieci anni con il Roeselare, dal 2008 al 2018, con un defibrillatore impiantato nel petto. Nel 2009 è stato protagonista di un'aritmia cardiaca durante una partita, ma il defibrillatore è intervenuto immediatamente per riportare il ritmo alla normalità. 

Le regole stringenti in Italia

Tutti questi precedenti hanno però una caratteristica, nessuno dei calciatori coinvolti militava in Serie A. Infatti, le norme italiane per i calciatori con defibrillatore sottocutaneo, sono molto stringenti rispetto al resto d'Europa. Un problema in più per Eriksen, che attualmente è di proprietà dell'Inter, con cui ha recentemente vinto lo scudetto.

I protocolli italiani non prevedono la possibilità che un calciatore giochi con un defibrillatore, al di là delle regole di ogni singolo Paese, è importante capire cosa abbia generato l'arresto cardiaco di Eriksen, come sottolineato il dottor Roberto Corsetti, esperto di Cardiologia e Medicina dello Sport: ''Attualmente nessuno ha le informazioni per poter dire se tornerà a giocare. Bisogna essere dei freddi analizzatori della situazione. Noi sappiamo soltanto quello che abbiamo visto in tv e che leggiamo sui media, ma non siamo in possesso di analisi o cartelle cliniche. Il medico danese ha detto: ''Era praticamente morto'',  poi ci sono stati i soccorsi dei compagni, quel muro commovente, e l'intervento del defibrillatore che lo ha riportato in vita''.

''Questo non ce lo possiamo dimenticare – continua il cardiologo – è avvenuto un fatto gravissimo. Nella storia dello sport quanti giovani atleti che hanno subito un arresto cardiaco possono dire di essere ''resuscitati''? Molto spesso l'intervento del defibrillatore non basta. Dobbiamo fare i complimenti alla macchina dei soccorsi che ha salvato la vita ad Eriksen, ma non dobbiamo dimenticare quello che è successo''.

La vera domanda da porre, come spiega il dottor Corsetti, è quella relativa alle origini dell'arresto cardiaco di Eriksen: ''Non sappiamo perché è successo, nessuno ha ancora scoperto quale eventuale patologia può aver innescato quella catena di eventi che poi hanno portato all'arresto elettrico del cuore. Dopo l'evento, il giocatore è stato in ospedale 4-5 giorni, dopo quel periodo sotto osservazione lo staff medico che lo sta seguendo ha deciso per l'impianto del defibrillatore sottocutaneo. Una scelta che presa dai medici, che forse non sono ancora convinti della stabilità elettrica del cuore''.

Perché il ritorno in campo è molto difficile

Nonostante le poche informazioni in nostro possesso, ipotizzare un ritorno in campo di Eriksen è un'operazione quasi impossibile, che lascia spazio ad piccolo spiraglio di speranza: ''Non basta che ci sia un calciatore che gioca con un defibrillatore – conclude Corsetti – perché in questo caso c'è stato un arresto cardiaco in campo. Se fosse mio figlio mi preoccuperei soltanto che possa avere una vita normale. Il percorso per tornare a giocare è comunque molto difficile e pieno di ostacoli. Il sogno di tutti noi è di vederlo tornare a giocare, magari che con un gol contro l'Italia, che poi vincerà 2-1''.

Il fatto che Chris sia ancora tra noi è già una vittoria, ma la speranza di ogni amante del buon calcio è che il danese possa continuare ad esprimere il suo talento. Dopo la paura, adesso è il momento della serenità. Il calcio viene dopo.

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