Milan-Juve in Arabia Saudita, settori vietati alle donne: "Ogni Paese ha le proprie leggi"

La difesa della Lega di A: "Leggi sedimentate da anni, ma le donne posso entrare da sole"

Ci sono "tradizioni locali" che "impongono vincoli che non possono essere cambiati dal giorno alla notte". Musica e testo di Gaetano Miccihè, presidente della Lega di serie A, che ha voluto commentare così la decisione di chiudere alle donne alcuni settori dello stadio di Jeddah, la città dell'Arabia Saudita che il prossimo 16 gennaio ospiterà la finale di Supercoppa italiana Milan-Juventus. 

Per assistere alla gara, infatti, sono presenti due tipi di biglietti: "I settori indicati come singles sono riservati agli uomini - si legge nel comunicato della stessa Lega -, i settori indicati come families sono misti per uomini e donne". In buona sostanza, quindi, una parte di stadio sarà praticamente vietata alle donne, che in Aurabia Saudita possono assistere alle partite di calcio soltanto da gennaio scorso, quando è arrivato il via libera per loro.  

Dopo le polemiche, con tanto di richieste alle due società di non scendere in campo, Miccichè è voluto intervenire e ha detto la sua spiegando che "questo trofeo, fin dal 1993 nella sua prima edizione all’estero, è stato il biglietto da visita per esportare e promuovere il calcio italiano nel mondo". Quello stesso calcio che "fa parte del sistema culturale ed economico italiano e non può avere logiche, soprattutto nelle relazioni internazionali, diverse da quelle del Paese a cui appartiene. L’Arabia Saudita - ha sottolineato il numero uno di via Rosellini - è il maggior partner commerciale italiano nell’area mediorientale grazie a decine di importanti aziende italiane che esportano e operano in loco, con nostri connazionali che lavorano in Arabia e nessuno di tali rapporti è stato interrotto".

E quindi, che la Supercoppa si giochi lì perché - Miccichè dixit - "il sistema calcio non può assurgere ad autorità sui temi di politica internazionale, né può fare scelte che non rispettino il sistema Paese". E quindi, di nuovo, pazienza che alcuni settori dello stadio saranno vietati alle donne perché - sempre parole di Miccichè - l'Arabia Saudita è "un Paese con proprie leggi sedimentate da anni, dove tradizioni locali impongono vincoli che non possono essere cambiati dal giorno alla notte". 

"Ogni cambiamento richiede tempo, pazienza e volontà di confronto con mondi distanti - ha spiegato il presidente della Lega -. Fino allo scorso anno le donne non potevano assistere ad alcun evento sportivo, da pochi mesi hanno accesso ad ampi settori dello stadio, che hanno iniziato a frequentare con entusiasmo, e noi stiamo lavorando per far sì che nelle prossime edizioni che giocheremo in quel Paese possano accedere in tutti i posti dello stadio". 

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"E voglio precisare - ha concluso - che le donne potranno entrare da sole alla partita senza nessun accompagnatore uomo, come scritto erroneamente da chi vuole strumentalizzare il tema: la nostra Supercoppa sarà ricordata dalla storia come la prima competizione ufficiale internazionale a cui le donne saudite potranno assistere dal vivo”. Dal vivo sì, ma non in tutti i settori. 

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