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Rivera versus Mazzola: si apre la sfida tra Golden Boy e il Baffo

Seconda puntata del derby di Milanotoday: si torna indietro negli anni per analizzare un confronto che ha fatto epoca a Milano e in Nazionale. Gianni Rivera, detto Golden Boy o l’Abatino e Sandro Mazzola, il Baffo. Due campionissimi che hanno segnato gli anni ’60 e ‘70 rispettivamente di Milan e Inter ma che hanno dato anche luogo a una delle staffette più discusse in Nazionale

riveraGianni Rivera Il ragazzo d’oro del calcio italiano nasce ad Alessandria il 18 Agosto 1943 ed esordisce in serie A con la maglia della squadra piemontese a nemmeno 16 anni (2 giugno 1959). Nel 1960 si trasferisce al Milan e qui inizia la sua sfavillante carriera. Con la casacca rossonera disputa 658 partite, segnando 164 gol e fornendo una quantità innumerevole di assist. Vince anche per un anno la classifica di capocannoniere del campionato italiano (stagione 1972-1973) e, nel 1969, gli riesce quello che a nessun calciatore italiano era riuscito in precedenza: si aggiudica il Pallone d’oro. Con il Milan vince tutto quello che poteva vincere: tre campionati nazionali (1962, 1968 e 1979), quattro Coppe Italia (1967, 1972, 1973 e 1977), una Coppa Intercontinentale (1969), due Coppe dei Campioni (1963 e 1969) e due Coppe delle Coppe (1968 e 1973).

Incanta sui campi da gioco nonostante un fisico non possente che gli vale il soprannome celebre Abatino, affibbiatogli da Gianni Brera, riferito anche alla sua scarsa propensione al sacrificio. Lanci millimetrici, assist geniali e visione di gioco fuori dal comune. Con lui alle spalle, qualsiasi attaccante si trasforma in bomber. Personalità da vendere e ingombrante, si muove sul campo da gioco con eleganza sopraffina. Chiude la carriera al Milan in bellezza, con il campionato della stella (1978-1979). In Nazionale disputa 60 partite segnando 14 reti: vince il titolo europeo del 1968 e disputa quattro edizioni dei campionati mondiali. Proprio nel mondiale ’70 porta in finale gli azzurri nella semifinale storica contro la Germania, realizzando il 4 a 3 finale. Entra anche in società dopo il ritiro dal calcio giocato e diviene vicepresidente del Milan ma il suo incarico finisce per dissapori con il Presidente Berlusconi. Dissapori che non potranno mai cancellare una carriera stellare e un talento purissimo del nostro calcio.

Sandro Mazzola nasce a Torino l’8 Novembre 1942 ed è figlio del celebre Valentino, leggendario campione deceduto nella tragedia di Superga. La sua carriera è colorata interamente dal nerazzurro e incomincia in una maniera particolare. Dopo le trafile nelle giovanili, infatti, l’esordio in Serie A avviene il 10 giugno 1961 contro la Juventus: in quest’occasione il presidente Angelo Moratti decide di schierare per protesta la squadra primavera che soccombe per 9 a 1 ma il gol della bandiera è del predestinato. Vive le stagioni della memorabile Inter del mago Herrera, squadra invincibile in Italia ed Europa, con cui disputa in totale 564 incontri segnando 160 reti (capocannoniere del campionato italiano ’64-’65). Vince le uniche due coppe Campioni della storia nerazzurra (1964 e 1965), quattro scudetti (1963, 1965, 1966 e 1971) e due Coppe Intercontinentali (1964 e 1965).

Dotato di una velocità straordinaria abbinata a dribbling strettissimi, è una mezzala offensiva di livello mondiale tant’è che arriva a un passo dal Pallone d’Oro nel 1971, dietro a Johan Cruyff. Tiro secco e preciso, col passare degli anni arretrerà la sua posizione per sfruttare anche la sua visione di gioco. La sua storia in Nazionale si sovrappone a quella di Rivera. Vincono il titolo europeo del ‘68 e per loro Valcareggi inventa, nel mondiale del 1970, la celebre staffetta: Sandro all’inizio, Rivera dal secondo tempo. Con l’Inter la sua storia continua anche dopo l’attività agonistica divenendo dirigente per diversi anni. Bandiera dell’Inter, il suo passato è legato a doppio filo con quell’Inter invincibile che i tifosi non scorderanno mai.

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