San Siro: sì al nuovo stadio salvando il Meazza, parte trattativa tra i club e il Comune

Dopo il voto in consiglio comunale, Sala pronto a deliberare il "sì condizionato". I due club studieranno la fattibilità dei paletti che sono stati fissati

Il Meazza

Una certezza, dopo il consiglio comunale di lunedì 28 ottobre, è che lo stadio Meazza non verrà demolito. E' tra i 16 "paletti" indicati nell'ordine del giorno del centrosinistra che dà mandato alla giunta di valutare l'interesse pubblico sul nuovo stadio, sulla scorta dei pareri della conferenza dei servizi (da cui era emerso un sostanziale "sì", ma con numerosi "appunti"), approvato dai consiglieri seppure con qualche mal di pancia nel Pd: Carlo Monguzzi e Alessandro Giungi hanno votato no, Milly Moratti si è astenuta. Ma resta una domanda fondamentale: cosa farne, del Meazza, se comunque verrà costruito uno stadio nuovo al suo fianco? E soprattutto, avere due impianti uno accanto all'altro è un'opzione praticabile dal punto di vista urbanistico e finanziario?

Sul documento approvato (che dà mandato alla giunta di stabilire se c'è "interesse pubblico" al nuovo impianto) si legge che il Meazza va "rifunzionalizzato" con destinazioni sportive, e si fa l'esempio di calcio femminile, squadre primavera e altri sport. Probabilmente abbattendo il terzo anello, che nessuno vuole e che avrebbe ancora meno senso mantenere. Accanto, il nuovo stadio per le prime squadre di Milan e Inter. Un Meazza dedicato alle destinazioni sportive indicate (e probabilmente non ai concerti estivi, per i quali sarebbe disponibile il nuovo stadio) sarà sostenibile dal punto di vista economico? Si tratterebbe di un bene comunale: continuerebbero a gestirlo le due società? I costi di manutenzione, oggi "compatibili" con il calcio ai massimi livelli, saranno accettabili?

L'altro nodo è quello della sostenibilità finanziaria dell'intera operazione. Si sa che i due club avevano intenzione di demolire il Meazza anche per "liberare" l'area e realizzarvi un parco con servizi (ristoranti, negozi, una o due torri per uffici). E avevano spiegato che la rigenerazione in tal senso dell'area del Meazza sarebbe stata essenziale per sostenere l'investimento. Ora che questa opzione "salta", Milan e Inter continueranno a voler costruire uno stadio accanto al Meazza? 

Video: i due progetti per il nuovo stadio

Le reazioni a "caldo" di Alessandro Antonello (ad dell'Inter) e Paolo Scaroni (presidente del Milan) sono quelle di chi prende tempo. «Cercheremo di capire se la proposta presentata sullo stadio abbia quel senso economico-finanziario di sostenibilità che fa sì che un progetto di queste dimensioni vada avanti», sono le parole di Antonello. «C'è un piano B insieme all'Inter», sono quelle più lapidarie di Scaroni. Un piano B, che per molti significa abbandonare il quartiere di San Siro e trasferirsi a Sesto San Giovanni, dove il sindaco Roberto Di Stefano da tempo ha fatto sapere di non avere nulla in contrario sull'area Falck.

Caro biglietti, l'allarme del promoter Trotta (Barley Arts)

Il sindaco Beppe Sala non appare preoccupato. Ed è pronto a dialogare con Milan e Inter. «Credo che le società siano consapevoli del fatto che il piano che ci hanno proposto era un piano troppo a loro favore», ha spiegato dopo il voto in consiglio, aggiungendo di non avere ancora parlato con i club su questioni specifiche (come le volumetrie) e nemmeno sull'eventuale rigenerazione di San Siro. Il prossimo passo sarà una delibera di giunta sull'interesse pubblico del progetto, che recepisce le indicazioni dell'aula. Sala ha garantito che la delibera sarà rapida e conterrà, come scritto sull'ordine del giorno, un «sì condizionato».

E se si finisse col ristrutturare il Meazza?

Poi partirà la trattativa con Milan e Inter. Che, quasi certamente, chiederanno agli studi di architettura selezionati (Sportium-Cmr-Manica e Populous) di fornire idee su che cosa salvare esattamente del Meazza e come. Nel frattempo, nella giornata di lunedì, è "spuntato" un altro progetto per la ristrutturazione del Meazza in modo da evitare la costruzione di un nuovo impianto: elaborato dallo studio di Jacopo Mascheroni, costerebbe circa 200 milioni e avrebbe il pregio di "esaltare" le linee del secondo anello, impreziosendole con una copertura a diamante, "salvando" le travi rosse dell'attuale copertura (che diventerebbero funzionali a un boulevard tra lo stadio e la fermata del metrò) e garantendo quella quota del 15% di posti premium sul totale che, per uno stadio moderno e in grado di garantire ricavi accettabili, sembra essere indispensabile.

L'opzione ristrutturazione è sempre stata esclusa, finora, da Milan e Inter, ma molti credono che sia sostenibile. E di fronte a "troppi" paletti, magari le società ci potrebbero ripensare e abbracciare una opzione meno gravosa finanziariamente ma ugualmente (o quasi) profittevole. E' un sogno, ma chissà.

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