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Milano, ecco la prima squadra di calcio di soli richiedenti asilo: si chiamerà Sant Ambroeus

L'idea è iscrivere la squadra alla Fgic. Per questo è partita una raccolta fondi tra i cittadini

Il nome - e non è un caso, perché loro si sentono cittadini di Milano al 100% - è il più meneghino tra i meneghini. L'idea, cresciuta e maturata nel tempo, è quella di vincere le differenze, e le diffidenze, con lo sport più bello del mondo. 

Sta nascendo a Milano la prima squadra di calcio fatta soltanto da richiedenti asilo e rifugiati. Fc St. Ambroeus, questo il nome del progetto, è la fusione di alcuni club già presenti a Milano - i Black Panthers, i Corelli boys, i blue boys e la Thomas Sankara Fc -, che negli anni passati avevano sposato le idee di antirazzismo e uguaglianza proposte dalla St. Ambroeus. 

L'obbiettivo della neonata squadra è fare le cose sul serio: "Stiamo cercando di affrontare una sfida più grande - raccontano -, la terza categoria della Figc, il calcio vero".

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"La Figc significa un progetto a lungo termine da portare avanti di anno in anno con dedizione e sostegno e non un’esperienza sporadica frutto di stagioni fortunose. Il St. Ambroeus Fc si vuole porre a Milano come il punto di riferimento sportivo di integrazione e antirazzismo, una famiglia allargata con basi solide e identificate - spiegano i ragazzi -. Tutto questo attraverso un'attività sana come il calcio, veicolo di conoscenza, scambio e socialità, un eccellente modo per superare tutti i razzismi e un tramite per capire e assimilare il rispetto per le regole". 

"Il calcio è una lingua universale, che ci ha dimostrato essere uno degli strumenti di interazione più efficaci in contesti difficili come le periferie milanesi. La squadra - continuano dalla St. Ambroeus - può contare su un bacino di almeno sessanta atleti provenienti per la maggior parte dall’Africa Occidentale, ma anche dal resto del mondo, giovani come un’età media di 23 o 24 anni, in attesa di un giudizio della commissione territoriale per il riconoscimento dell'asilo politico o della protezione sussidiaria o umanitaria".

Proprio per vivere "questa esperienza che ha dato e sta dando grandi frutti sociali e umani" i ragazzi hanno chiesto una mano a chiunque voglia sposare la loro causa aprendo una raccolta fondi con l'aiuto di Banca Etica per riuscire a sostenere le spese necessarie per un anno di terza categoria. Per un anno - questa la loro promessa - in cui a essere presi a calci saranno il pallone e il razzismo. 

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