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Dubbi sulla proprietà del Milan, il comitato San Siro diffida il Comune

Inviata la diffida a sospendere il procedimento di pubblica utilità. I dubbi sui reali controllori del club

La puntata di Report è stata, come da previsioni, deflagrante. L'indagine finanziaria sui presunti veri controllori del Milan (che secondo la trasmissione sarebbero i finanzieri napoletani Gianluca D'Avanzo e Salvatore Cerchione, che siedono anche nel Cda del club) ha portato il Comitato Coordinamento San Siro a diffidare il Comune di Milano, attraverso il legale Veronica Dini, riguardo al "procedimento di pubblica utilità" dichiarato da Palazzo Marino in ordine al nuovo stadio di calcio che Milan e Inter vorrebbero costruire in un'area adiacente all'attuale Meazza, che sarebbe parzialmente abbattuto.

Nei procedimenti di pubblica utilità, è obbligatorio in fase d'appalto che il Comune conosca da chi sono effettivamente controllate le società con cui interagisce. Tant'è vero che, al momento, Palazzo Marino ha già di fatto sospeso la trattativa con i club in attesa di risposte in merito. «Si ritiene che sussistano ragioni tali da imporre la sospensione della procedura in atto e l'avvio di specifiche e puntuali verifiche in ordine alla titolarità effettiva delle società con cui il Comune interloquisce e tratta», si legge in una nota del coordinamento.

Ufficialmente il fondo statunitense Elliott ha acquisito la proprietà del Milan quando il precedente proprietario, il cinese Yoonghong Li, non è stato in grado di pagare i debiti contratti col fondo stesso. I recenti dubbi sui reali controllori del Milan hanno portato il fondo americano a ribadire, con una nota diffusa tramite agenzie stampa, che Elliott detiene il 96% del club, e ne ha finanziato il rilancio sportivo con un investimento di oltre 600 milioni di euro.

La tesi secondo cui i due finanzieri D'Avanzo e Cerchione sono i reali controllori del club rossonero si fonda sull'analisi dello schema societario. La holding lussemburghese che ha in mano il Milan, Project Redblack, è partecipata da due società del Delaware riferite al fondo Elliott (King George e Genio), che insieme hanno il 49,99%, e dalla società lussemburghese Blue Skye, controllata al 50 per 100 da D'Avanzo e Cerchione, che ha il 50,01% di Project Redblack e quindi, secondo questo calcolo aritmetico, controllerebbe di fatto il Milan.

La realtà è tuttavia più complessa. Le azioni infatti non sono tutte uguali e questo non è stato detto durante la trasmissione Report. Il fondo Elliott, infatti, pur con il 49,99%, detiene due consiglieri d'amministrazione su tre in Project Redblack, mentre Blue Skye ha il terzo consigliere grazie al 4,27% di quote, ed in più possiede il 45,74% con azioni che non danno diritto di voto e per di più sarebbero in pegno a King George. In altri termini, il fondo Elliott controllerebbe poco meno del 96% di Project Redblack e i due finanzieri D'Avanzo e Cerchione avrebbero di fatto soltanto un controllo del 4,27% sulla società lussemburghese, senza quindi avere quel reale controllo sul Milan che viene loro attribuito. 

Intanto i vertici del club rossonero sono fiduciosi sull'iter del nuovo stadio. «Credo che il primo mattone lo metteremo l'anno proossimo (2021, n.d.r)», ha recentemente commentato l'amministratore delegato del Milan Paolo Scaroni: «Quando la giunta approverà il progetto, passeremo a una progettazione di dettaglio. Investiremo solo in questo 50 milioni e, da metà dell'anno prossimo, daremo inizio ai lavori. Questo è il disegno che abbiamo in testa».

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