Tilt lombardia: poster giganti a Milano contro le misure del Governo Monti

Appesi in Centrale e Garibaldi due poster raffiguranti un doppio Monti, simboleggianti l'impossibilità di uscire dalla crisi rimanendo all'interno dello stesso sistema che l'ha causata.

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di MilanoToday

 

Venerdì 24 febbraio 2011 - In questo momento di black out democratico, in cui la politica si è ritirata per lasciar spazio agli esperti imposti dall'Europa, TILT! Lombardia vuole affermare con decisione la propria contrarietà agli atti e alle parole di molti membri di questo esecutivo, che preoccupano per la totale assenza di discontinuità con il passato.

Perciò, TILT! Lombardia ha deciso di far sentire la propria voce in modo chiaro, con un'immagine altamente significativa, in luoghi altamente simbolici come la Stazione Garibaldi e il binario 21 della Stazione Centrale, in cui da due mesi gli ex-dipendenti dei treni notte lottano perché è stata sottratta loro la dignità di un lavoro onesto e utile alla comunità.

In una tale situazione tocca proprio alle generazioni più vessate da questo ventennio di politiche di destra, a noi "sfigati" e "mammoni", ribadire che un'alternativa esiste e risiede nel cambiamento del modello di sviluppo e di consumo verso un sistema che garantisca una maggiore equità.

L'iniziativa messa in atto a Milano nella serata di ieri, 23 febbraio, da TILT! Lombardia intende appunto richiamare l'attenzione di tutti sulla necessità di dotarsi di nuovi strumenti per una reale uscita dalla crisi. Strumenti come il reddito minimo: in grado di scardinare le distorsioni del mercato del lavoro, di garantire la parità di genere, di favorire la lotta alla mafia.

Perché crediamo possibile un vero cambiamento solo al di fuori dell'attuale sistema dominato dalle grandi banche, dagli istituti finanziari, dalla BCE, dall'FMI. Perché la crisi del modello neoliberista è evidente, eppure le misure "salva Italia" - come qualcuno ha avuto la crudele ironia di chiamarle - continuano a ricalcare i dogmi del paradigma che la crisi l'ha causata. Perché un artificio finanziario come lo spread non deve diventare il metro per giudicare la qualità dell'azione di un governo, quando in gioco ci sono i diritti, la felicità, la nostra vita.

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