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Inchiesta camici, Fontana: "Un affare del tutto corretto, non tollero si dubiti di me e della mia famiglia"

Il presidente della Regione Lombardia in aula per riferire sull'indagine della Procura di Milano riguardo alla donazione dei dispositivi di protezione da parte della società del cognato Dama Spa

 

Un'ora di discorso per dichiarare ancora una volta la propria estraneità ai fatti. Attilio Fontana va all'attacco dopo la notizia della sua iscrizione nel registro degli indagati riguardo alla donazione di camici agli ospedali lombardi da parte della società del cognato Dama Spa e di quel versamento da 250mila euro effettuato a favore del parente da un conto personale del governatore stesso.

VIDEO: le opposizioni chiedono la sfiducia di Fontana

Versamento, spiega Fontana riferendo sulla vicenda nell'aula del Consiglio regionale, effettuato di propria spontanea volontà per 'risarcire' il cognato dei mancati introiti della vendita di camici, trasformata poi in donazione. "Non tollero che si metta in dubbio la correttezza mia e della mia famiglia - dichiara il governatore - Personalmente sono venuto a conoscenza della fornitura di camici solo il 12 maggio, due giorni dopo l'accordo, e ho voluto personalmente indennizzare un mio parente agendo a titolo del tutto personale. Si è trattato di un affare del tutto corretto e posso dire che il male è negli occhi di chi guarda".

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